Facebook sperimenta l’opzione non mi piace, ma solo sulle pagine pubbliche

Da tempo gli utenti chiedono a Facebook di inserire il tasto “non mi piace”, o dislike, e il social network di Mark Zuckerberg ora pare lo stia testando. Secondo il sito Daily Beast, l’opzione downvote, così viene anche chiamata, è infatti comparsa come test sulle bacheche di alcuni utenti. Un portavoce di Facebook però ha negato alla testata che si tratti esattamente del tasto “non mi piace”.

“Stiamo sperimentando su un piccolo gruppo di utenti Usa una funzione che possa permettere alle persone di darci riscontri ai commenti delle pagine pubbliche”, ha dichiarato il portavoce della piattaforma. Quindi, per ora, non c’è niente di ufficiale, e in ogni caso sarebbe in funzione solo sulle pagine pubbliche del social, e non sui profili privati degli utenti.

Poter motivare la valutazione al ribasso

La nuova opzione sembra poter dare agli utenti la possibilità di valutare al ribasso alcuni contenuti non apprezzati, come commenti degli utenti, immagini o notizie. Se si clicca sul tasto compaiono infatti una serie di possibilità di motivazione, come ‘offensivo’, ‘ingannevole’, o ‘fuori tema’, che darebbero la possibilità di esprimersi su un contenuto opinabile, irrilevante, sgradito, oppure su una fake news. Questo, almeno, l’obiettivo della nuova opzione.

Dal semplice like alle reazioni

Il tasto “mi piace”, quello col famoso pollice blu rivolto all’insù, è stato lanciato da Facebook nel febbraio del 2009. E questa sarebbe la prima volta che il social network testa una funzione simile al tasto “non mi piace”. Ma una novità intermedia già è comparsa nel 2016, quando il social ha aggiornato la possibilità di valutare un contenuto con le Reactions, una serie di immagini grafiche ed espressive che hanno l’aspetto di emoji, di faccine, e che quindi vanno oltre il classico like. Si tratta di cinque reazioni emotive da poter scegliere per dare più espressività al semplice pollice di consenso: Love (il cuore), Haha (la faccina che ride), Wow (la faccina stupita), Sad (la faccina con lacrima), e Angry (la faccina infuriata).

I dubbi di Facebook a inserire il tasto dislike

Proprio in occasione del lancio delle Reactions, riporta una notizia Ansa, Facebook spiegò a Bloomberg che non era intenzionato a inserire il tasto con il pollice all’ingiù per non diffondere negatività sulla piattaforma. Ma qualcun altro l’ha già fatto al posto suo. L’opzione dislike infatti è già presente sulla piattaforma Reddit, un incrocio tra blog e social network, molto popolare negli Usa. Ma anche su YouTube, la celebre piattaforma di condivisione di video, film e video musicali.

Installare un asciugamani elettrico: è rispetto per l’ambiente.

Oggi vogliamo parlarvi di Mediclinics, azienda leader nel commercio di asciugamani elettrici ed altri accessori per il bagno pubblico, quali asciugacapelli, dispenser di sapone e hotellerie. Sulla qualità e serietà dell’azienda non c’è molto da aggiungere rispetto al fatto che tra i loro principali clienti ci sono i top brand nel mondo dei fast food, molti aeroporti internazionali, università ed aziende di livello mondiale. In merito al loro catalogo prodotti, si potrebbe ricordare come siano stati tra i primi a produrre asciugamani elettrici e a commercializzare, qualche anno fa, gli ultimi modelli a lama d’aria con asciugatura ultra rapida.

Vogliamo però focalizzare l’attenzione, grazie anche al contributo fornitoci dall’azienda, su un aspetto che molte volte viene trascurato non solo dai proprietari degli esercizi pubblici in questione, ma anche da chi propone loro le migliori soluzioni per il bagno (rivenditori, idraulici o imprese di costruzione/ristrutturazione): l’ambiente. Tra i vari motivi per i quali ristoratori, proprietari di hotel o di palestre e imprenditori sostituiscono i “vecchi” dispenser di salviette di carta per passare ai più moderni asciugamani elettrici, solitamente figurano il risparmio economico nel tempo, la necessità di eliminare cestini e disordine dai bagni e la possibilità di evitare l’approvvigionamento continuo di carta. Quasi mai la leva è la salvaguardia dell’ambiente.

Ricordiamoci che produrre carta significa distruggere le foreste del nostro pianeta: in quasi tutti gli ambiti sociali, si sta cercando progressivamente di ridurre o abbandonare del tutto l’utilizzo di carta, pensiamo ai computer, al digitale ed all’archiviazione documentale. Ma perché allora non estendere anche all’asciugatura delle mani questo importante passo tecnologico?

Valutate anche questo, sarà un ulteriore motivo aggiuntivo che potrà spingervi verso la sostituzione dell’obsoleto dispender di salviette o, peggio, rotolone di carta (che, oltretutto, è davvero poco igienico). Aziende come Mediclinics possono trovare la soluzione migliore per il vostro ambiente, di qualsiasi tipologia, accompagnandovi verso l’ottimizzazione di costi, igiene, ordine e… coscienza ambientale.

Facebook, parte la battaglia alle fake news

Facebook punta alla “qualità”, sia del tempo speso sulla piattaforma sia delle notizie che appaiono. L’obiettivo del 2018, per il colosso dei social network, è infatti “Assicurarci che il tempo che passiamo tutti su Facebook sia tempo ben speso”, come dice lo stesso Mark Zuckerberg in un lungo post. Nello stesso messaggio, il numero uno di FB annuncia anche l’intenzione di valutare l’affidabilità delle notizie. “Per assicurarci che le news siano di qualità – scrive il fondatore di Facebook – ho chiesto ai nostri product team di essere sicuri che il gruppo dia priorità a notizie affidabili, capaci di informare e locali”.

Obiettivo qualità

“C’è troppo sensazionalismo, disinformazione e polarizzazione nel mondo di oggi e i social media consentono alle persone di diffondere informazioni più velocemente di quanto non sia mai accaduto e, se non affronteremo in modo specifico questo problema, allora finiremo per amplificarlo. Ecco perché è importante che il News Feed promuova notizie di alta qualità” scrive ancora Zuckerberg.

L’affidabilità delle fonti affidata alla community

“Abbiamo deciso che il fatto che la comunità determini quali fonti siano ampiamente affidabili offra una maggiore obiettività” si legge nel post del papà di Facebook. “La mia speranza è che questo aggiornamento sull’attendibilità delle notizie e l’aggiornamento della scorsa settimana sulle interazioni significative contribuirà a rendere il tempo su Facebook ben speso”.

Le fake si combattono anche rompendo il circuito economico

Agli annunci di Zuckerberg ha fatto eco anche la dichiarazione di Sheryl Sandberg, numero due di Facebook. In una conferenza a Bruxelles sul rapporto tra i social network e la diffusione di notizie false, Sandberg ha detto che per contrastare il fenomeno occorre “rompere il circuito economico” che genera. “Spesso la vera motivazione delle fake news non è politica ma economica: le persone scrivono questi titoli per ottenere click e fare soldi”, ha spiegato il direttore operativo, sottolineando gli sforzi del colosso di Menlo Park per “impedire a chi genera fake news di far parte delle nostre reti pubblicitarie, togliendo loro gli incentivi finanziari”. Ecco perché “Stiamo investendo in intelligenza artificiale e creando nuovi standard di trasparenza, cerchiamo di rimuovere gli account falsi; non riusciremo mai a fermare le fake news completamente, ma possiamo migliorarci a livello preventivo”. Anche il cambiamento dell’algoritmo relativo alla visualizzazione dei post sulla propria bacheca va in questa direzione: “Dando la priorità alle interazioni che provengono da famigliari e amici, prevediamo che il tempo passato dagli utenti su Facebook diminuirà, ma potremo offrire loro una qualità migliore di questo tempo e dei nostri servizi” ha concluso Sheryl Sandberg.

La selfite? E una vera e propria malattia

Altro che gioco innocente, o passione qualche volta invadente se non addirittura maleducata. La pulsione a farsi selfie, e la relativa necessità di postarli immediatamente sui vari social network, è una vera e propria malattia. Definita fin dal 2014 “selfite”, questa compulsione rientrerebbe addirittura nei disturbi mentali. Insomma, con i selfie si scherza sì, ma solo fino a un certo punto. Anzi, in alcuni di casi di selfite si può pure morire.

La definizione arriva dagli psicologici

La definizione e l’analisi della patologia arriva da uno studio condotto da alcuni psicologi della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management in India, studio poi pubblicato sull’International Journal of Mental Health and Addiction. Questo pool di scienziati ha messo il fenomeno sotto la lente, evidenziando che esistono addirittura tre categorie di selfite: quella cronica, quella acuta e quella borderline. La ricerca, e la relativa classificazione, sono il frutto di un’osservazione effettuata su un campione di 400 individui in India, Paese che che vanta il triste primato del maggior numero di morti correlate a selfie pericolosi.

Tre gradi di disturbo: come riconoscerli

I segnali per definire quale tipologia di dipendenza si stia affrontando sono tutto sommato abbastanza chiari, e gli psicologici li hanno codificati. Eccoli, in sintesi, come viene riportato dall’agenzia di stampa Ansa. “La selfite si definisce cronica quando vi è un incontrollabile bisogno di scattare foto a sé stessi, 24 ore su 24, postandole su Facebook e Instagram più di sei volte al giorno; è borderline se si scattano selfie almeno tre volte al giorno, ma senza necessariamente pubblicarli sui social media, mentre è classificata come acuta se si fanno molto autoscatti e tutti poi sono effettivamente pubblicati online”.

La scala della selfite

Gli scienziati coinvolti in questo progetto hanno messo a punto anche una vera e propria scala della “selfite”. Si tratta di una griglia che presenta 20 affermazioni, alle quali si può rispondere con un punteggio che arriva al massimo a 5. Da questo test, che contiene frasi come “Fare selfie migliora il mio umore e mi fa sentire felice” dovrebbe emergere se si è malati di selfite e se sì in quale delle tre categorie si rientra.

Molti medici sono scettici

Tuttavia, per altri psicologici e scienziati questa della selfite sarebbe una specie di mito, una malattia inesistente. L’unico elemento che la rende reale è infatti proprio quello di averle dato un nome. Senza definizione, quindi, non esisterebbe nemmeno la patologia.

La pagina web non si carica in 3 secondi? Gli utenti se ne vanno

Il tempo è denaro, anche sul web. Soprattutto per chi cerca dati, informazioni o notizie on line. In un contesto che cambia, e in cui la navigazione sul web avviene ormai per il 50% attraverso dispositivi mobili, gli utenti non hanno nessuna intenzione di perdere nemmeno un secondo. Anzi, tre. Tre secondi, infatti, è il tempo massimo che un cyberutente medio è disposto ad aspettare prima che la pagina richiesta si carichi. Se ciò non accade, una volta superati i cinque secondi è addio per sempre.

Altissimo il rischio di perdere potenziali clienti

I risultati in merito ai tempi d’attesa che gli utilizzatori sono disposti a sostenere sono il frutto di una recente ricerca condotta da Google in occasione del lancio della nuova versione di Test My Site, la  funzionalità che consente di effettuare una verifica sul proprio sito, confrontandolo con la media del settore. In base ai dati, il rischio di allontanamento da una pagina è altissimo se i tempi non sono più che veloci. Addirittura, il 53% delle visite a un sito si conclude anzitempo se la pagina aperta da un dispositivo mobile richiede tre secondi o più per caricarsi. Ovviamente, con l’aumentare dell’attesa cresce anche la percentuale di abbandoni. Se un utente si sente obbligato ad attendere per più di 5 secondi che la pagina desiderata si apra  il tasso di “saluti” cresce fino al 90%. E, sempre in base alla ricerca, il 46% degli utenti attivi nell’ecommerce afferma che non comprerebbe nuovamente da un sito o portale se l’esperienza non fosse risultata veloce e fluida.

I test effettuati da Google

Per produrre questi dati, Google ha condotto dei veri e propri test misurando i tempi di caricamento di landing page pubblicitarie di aziende operanti in 17 paesi europei per 11 settori differenti. In linea di massima, le bocciature è netta: l’attesa media per il caricamento è oggi di 9,1 secondi, 6 secondi in più rispetto ai 3 secondi tollerati come massima attesa. Il paese che è risultato più performante è la Germania (con 8,1 secondi di tempo medio per il caricamento), seguita da Olanda (8,6) e Spagna (8,7). L’Italia si colloca nelle retrovie della classifica, in 12a posizione con un tempo medio di 9,4 secondi.

I settori più performanti

I test condotti da Google hanno rilevato che i siti più veloci sono quelli del settore Classifieds & Local (ovvero le directory), con un tempo di caricamento medio di 8,1 secondi (6,7 secondi in Italia). E’ singolare che siano proprio i siti di Retail, cioè quelli di vendita, i più lenti di tutti: 10,3 secondi in generale e 11,2 secondi in Italia.

Serramenti blindati R&T

I recenti fatti di cronaca confermano ancora una volta la necessità, per aziende, istituti di credito ed attività commerciali di ogni tipo, di provvedere alla sicurezza del proprio esercizio commerciale, impedendo ai malintenzionati di poter accedere e sottrarre merce e beni di ogni tipo. I moderni sistemi di allarme purtroppo, non sono sufficienti a garantire la sicurezza necessaria in quanto facilmente eludibili o disattivabili dai malviventi, sempre più specializzati nel manomettere impianti d’allarme (anche sofisticati) e riuscire così ad accedere indisturbati all’interno dei locali. Per arginare questo fenomeno, e garantire il massimo della sicurezza e della protezione al proprio lavoro e ai beni o preziosi custoditi all’interno degli ambienti in cui esso si svolge, la soluzione più efficace è ancora una volta rappresentata dai serramenti blindati. I serramenti blindati costituiscono infatti una efficiente e robusta barriera fisica che impedisce ai malintenzionati di poter accedere all’interno dell’esercizio in cui sono installati.

R&T è specializzata nella produzione di serramenti blindati per istituti di credito e realtà commerciali di ogni tipo, e vanta lunghe ed importanti collaborazioni, a livello nazionale, con società di primo piano che operano nel settore della sicurezza. La produzione di R&T, azienda con sede in provincia di Milano, prevede l’impiego di alluminio sia a freddo che a taglio termico nel rispetto della normativa vigente in materia di risparmio energetico, grazie alla quale vi è anche la detrazione del 65% dell’importo speso. È possibile scegliere tra tantissime varietà di colori, tra i quali non sarà difficile individuare quello più adatto alle tue esigenze, incluse le richiestissime finiture con effetto legno. Sarai tu stesso a decidere quale sarà il livello di antieffrazione da ottenere, impiegando sistemi in estruso di alluminio oppure dei combinati in alluminio e acciaio, che viene inserito all’interno dei profili aumentandone la resistenza. Protezione, sicurezza ed eleganza dunque per la tua attività commerciale grazie alle realizzazioni R&T.

Sul sito www.erretiserramenti.it potrai trovare intanto un sito ben fatto, chiaro e conciso, che fornisce alcune informazioni utili per la scelta del prodotto ideale per il tuo appartamento o il tuo ufficio.

Le Migliori Cialde per il Caffè

Parliamo di siti web, e più precisamente di siti e-commerce. Ma prendiamola un pò alla lontana…

Probabilmente tutti noi, chi più chi meno, facciamo uso di caffè nel corso della giornata: molti al mattino a colazione, altri preferiscono al bar con amici o colleghi, alcuni in pausa pranzo e tanti altri ancora a casa dopo cena. È un momento di relax che per un attimo consente di staccare la spina e dimenticare i problemi di ogni giorno, una piccola parentesi di gusto e benessere alla quale non rinunciamo nemmeno quando siamo in vacanza. Grazie all’avvento delle macchinette per caffè poi, è diventato ancora più rapido e semplice riuscire ad avere un ottimo caffè ed in tempi ancora più rapidi: se con la tradizionale moka bisognava infatti attendere un lasso di tempo più lungo, con le moderne macchinette per il caffè è sufficiente pigiare un tasto ed attendere pochi secondi per avere una squisita tazzina.

Affinché questo momento sia davvero all’insegna del gusto e dell’aroma però, è necessario che la miscela adoperata sia di grande qualità: una miscela qualsiasi restituirebbe infatti al caffè un sapore non all’altezza delle aspettative di chi, come il consumatore medio italianio, conosce bene il sapore del buon caffè. Per far si che le proprie aspettative vengano sempre rispettate, è bene assicurarsi di adottare cialde di prima qualità dalle proprietà organolettiche inequivocabili. Le cialde Lavazza a Modo Mio sono considerate proprio per questo le migliori presenti sul mercato: una varietà pressoché infinita di miscele differenti, ciascuna appositamente studiata per soddisfare le esigenze di ciascuno, tutte di grande qualità e sigillate ermeticamente per garantirti il massimo della freschezza cialda dopo cialda. Puoi scegliere tra le miscele più classiche, quali ad esempio la qualità Oro o quella Crema e Gusto, o quelle un pò più particolari quali ad esempio le varietà al Ginseng o all’Orzo per darti tutta la carica di cui hai bisogno per iniziare bene la giornata. Puoi acquistarle sul sito www.cialdamia.it, che ha ottenuto un altissimo score TrustPilot in molti anni di attività, ed offre spedizioni veloci, offerte bundle ed un servizio assistenza clienti di livello top.

Buon acquisto!

Ricollocarsi sul lavoro? LinkedIn strategico per i professionisti

Social utilizzati solo per il tempo libero o per scambiarsi informazioni, chiacchiere, foto delle vacanze, dei propri animali domestici o pettegolezzi? Macché. Dimenticate questi stereotipi e considerate i social come una leva strategica fondamentale per ricollocarsi professionalmente. I dati, infatti, parlano forte e chiaro: quasi la metà di tutti i professionisti (49%) segue diverse aziende sui social media proprio allo scopo di conoscere, possibilmente prima degli altri competitor, le nuove offerte di lavoro disponibili.

I dati di Linkedin

Ma c’è ancora di più: il 40% degli intervistati durante un colloquio vuole conoscere la cultura dell’azienda mentre il 27% è curioso di scoprirne anche la mission.  Queste percentuali sono il frutto di una recente ricerca condotta dal primo social network professionale, LinkedIn, che ha analizzato i comportamenti e le risposte di 14.000 professionisti a livello globale di tutti i settori.

I manager delle Human Resources fanno la differenza

Quando si decide di cambiare lavoro, è importante per i candidati che in azienda ci sia un Hr manager. Il 56% dei professionisti intervistati dichiara infatti che preferirebbe sostenere un colloquio con  il manager che potrebbe assumerli piuttosto che con un recruiter.

Perché si va o si resta in azienda

I motivi per i quali un dipendente decide di restare nell’azienda in cui già lavora o piuttosto cercare un’altra casa professionale sono molteplici. Innanzitutto la differenza la fa la possibilità di crescere o meno all’interno dell’impresa in cui si opera. Tra le ragioni spiccano poi un aumento dello stipendio (45%), la possibilità di maturare maggiori competenze nel proprio campo d’interesse (37%), più opportunità di crescita (37%) e un lavoro più stimolante (36%). Per aumentare la fedeltà dei dipendenti nei confronti della loro azienda risulta strategica anche la capacità di offrire nuovi strumenti di apprendimento.

Tre anni la durata media in un ruolo

Inutile, però, sperare in “relazioni” da tutta una vita: la ricerca di Linkedin segnala che solo il 37% delle persone intervistate pensa di restare nello stesso ruolo per più di 3 anni. Per far sì che questo non accada, e che il rapporto fra azienda e dipendente sia lungo e duraturo, servono invece tutta una serie di condizioni che molte imprese non sono ancora in grado di garantire. Quelli che restano, infatti, lo fanno perché hanno un ottimo work/life balance (36%), si riconoscono nei valori dell’azienda (26%), hanno possibilità di lavorare in mobilità o hanno un lavoro flessibile (26%).