Lombardia, gli antichi mestieri “valgono” 7 miliardi

Coltivatore, lavandaia, panettiere, sarto: sono alcuni degli antichi mestieri più diffusi, quelli di una volta, ancora oggi ampiamente praticati.  Infatti danno lavoro a 862 mila addetti in Italia e quasi 100mila in Lombardia, per un giro d’affari che ammonta a circa 7,3 miliardi di euro in regione.  Secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, su dati Registro Imprese e dati Aida – Bureau van Dijk, la città lombarda capofila degli antichi mestieri è, a sorpresa, Milano. Nel capoluogo infatti ci sono 8.293 imprese e 26 mila addetti. Seguono in classifica Brescia (7.964 imprese e 12 mila addetti) e Mantova (6.844 imprese e circa 8mila addetti).

Agricoltura, la sfida dell’innovazione

L’agricoltura è il primo settore per numero di attività (632mila). Anche per questo riveste un ruolo chiave nel guidare l’innovazione e soprattutto il rapporto tra tradizione e innovazione.

“L’agricoltura – spiega Giovanni Benedetti, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – è strettamente legata al territorio e alle sue tradizioni. Da qui nasce la distintività che contraddistingue le nostre produzioni e che ha reso grande il Made in Italy agroalimentare nel mondo. Per stare al passo con i tempi, però, oggi è sempre più necessario che le imprese agricole imparino a coniugare il sapere e i sapori della tradizione con l’innovazione nei processi e nei canali di vendita, senza mai dimenticare la sostenibilità, la qualità e la sicurezza della filiera dal campo alla tavola”.

I giovani e gli stranieri “motore” dei lavori antichi

I giovani e gli stranieri sono decisamente rappresentati nel settore degli antichi mestieri. Gli imprenditori under 35 impegnati nei lavori di una volta hanno registrato nel 2018 una crescita del +3,9% rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 54mila imprese attive in Italia di cui 7 mila in Campania, 6.672 mila in Sicilia, 5.686 in Puglia,  seguite da Lombardia (3.688), Piemonte (3.606) e Calabria (3.488).

Anche gli stranieri sono in crescita del +4,1% rispetto al 2017, per un totale di circa 6mila imprese, concentrate principalmente in Lombardia (circa 3mila), Lazio e Campania. Le imprese artigiane rappresentano l’8,9% del totale dei lavori storici (65mila imprese) e le imprese femminili il 7,9% del totale (58mila imprese).

I mestieri che non ti aspetti (più)

Accanto ad agricoltori, sarti, panificatori, lavanderie e aziende di piallatura del legno, in Lombardia si contano oltre 800 tessitori, 700 calzolai, più di 300 ricamatori e aziende di produzione di pizzi e merletti, oltre 250 corniciai, circa 450 imprese tra orologiai e riparatori di gioielli. E non mancano artigiani ancora più “improbabili”, come 226 spazzacamini, una quarantina di artigiani del vetro e più di 50 maniscalchi.

Natale 2018, cresce la spesa degli italiani

In Italia per queste festività natalizia si spenderà di più rispetto al Natale 2017: circa il 3% in aumento sull’anno precedente, passando da una spesa media di 527 euro a 541 euro a famiglia. Nel nostro Paese, un po’ a sorpresa, si “investe” di più in regali e varie per il periodo festivo rispetto al resto d’Europa. In Ue, infatti, la media è di 456 euro, pari a +2% sul 2017). I dati emergono dalla ventunesima edizione della Deloitte Xmas Survey che ha raccolto l’opinione di oltre 9.000 consumatori in 10 Paesi europei tra cui l’Italia, con l’obiettivo di sondarne le intenzioni di spesa per regali, prodotti alimentari e attività per il tempo libero.

Il budget degli italiani in festa

Ecco come viene suddiviso il budget cantonata dagli italiani. I nostri connazionali dichiarano che, per le spese natalizie, spenderanno in media 541 euro, composti da 216 euro per i regali, 140 per gli alimentari, 66 per il cosiddetto ‘socializing’, ossia le attività ricreative legate alle festività natalizie, e 119 per i viaggi. Anche quest’anno, la modalità di allocazione del budget degli Italiani tra le varie voci di spesa non si discosta molto da quella degli altri Paesi Europei: fatto salvo per il travelling, al quale gli italiani sembrano destinare una quota superiore di budget (22% in Italia vs 17% in Europa). Al di là delle categorie di spesa, un altro ambito di interesse risulta la distribuzione degli acquisti tra canali online e offline. La spesa online degli italiani infatti cresce del 14% rispetto all’anno scorso, e quella europea del 4%.

Cresce il mercato delle vendite online

In tutta Europa, e l’Italia non fa eccezione, le vendite on line segnano una netta crescita. Anche se la spesa online degli italiani cresce del 14% rispetto all’anno scorso, la maggior parte della popolazione (74%) continuerà a recarsi nei negozi per gli acquisti natalizi. Ciononostante si registra un aumento considerevole della percentuale di italiani che comprerà online (+24% rispetto al 2016). Significativo incremento del canale mobile con un incremento dell’11% dal 2016 al 2018: 1€ su 5 sarà speso via smartphone.

Alimentari in negozio, viaggi sul web

L’commerce non raccoglie allo stesso modo le preferenze dei consumatori in tutte le categorie merceologiche. Ad esempio il 91% del totale complessivo di acquisti di prodotti alimentari e enogastronomici continuerà a svolgersi tradizionalmente in store, mentre il web si conferma il primo canale di acquisto con riferimento ai viaggi (56% del totale acquisti di viaggi previsto nel 2018 si svolgerà sul web, contro il 52% del 2017).

Ict e Turismo: ciò che i giovani desiderano

Si sente spesso dire che per le nuove generazioni le occasioni lavorative siano troppo poche. Eppure, non è sempre o per tutti esattamente così, anche nella bistrattata Italia. Infatti nuove opportunità di lavoro si registrano soprattutto nell’Ict, Information and Communication Technologies (con una percentuale del 77% di manager che ritiene che ci sia spazio per nuove forze in questo ambito), nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). Qualche segnale positivo anche per le retribuzioni future che, secondo il 27,9% dei manager italiani, cresceranno nei prossimi 5 anni. Sono i dati che emergono dalla ricerca commissionata da Manageritalia ad AstraRicerche e che ha coinvolto dirigenti di primarie aziende del Belpaese.

In crescita consulenza alle imprese, Ict e turismo

Il primo dato che salta subito agli occhi e sul quale i professionisti interpellati hanno fornito numeri e giudizi concordi, è l’affermarsi di una “terna vincente”: Consulenza alle imprese, information communication tecnology e turismo. Sono questi i settori che offrono, a detta dei dirigenti, maggiori opportunità ai giovani tra 18 e 29 anni per maturare esperienza, crescita e carriera professionale. Infatti, la risposta alla domanda “ai giovani che dopo gli studi vogliono entrare nel mondo del lavoro quale settore consiglieresti come prima scelta?” vede prevalere nell’ordine Ict (24,9%), consulenza alle imprese (24,5%) e turismo (16,3%). A metà classifica la sanità e assistenza sociale (30,2%), i servizi assicurativi, bancari e finanziari (25,4%), trasporti e logistica (22,8%). Chiudono la classifica le attività legate al mondo del commercio, spettacolo, formazione e editoria.

Un quadro occupazionale sfidante e positivo

In un mercato del lavoro comunque difficile, prevale una maggiore selezione naturale – con la domanda di lavoratori inferiore all’offerta – per cui solo i migliori ce la faranno (61,4%). Seguono opportunità crescenti come numero di posti di lavoro (48,6%), soprattutto nell’Ict 77%, nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). L’attesa dei dirigenti verso i giovani è positiva e altissima, ma sono concordi nel ritenere insufficiente il bagaglio formativo delle nuove leve.

Ragazzi, attenzione alla qualità del bagaglio formativo

Solo un terzo degli intervistati giudica i giovani che si propongono oggi nel mondo del lavoro nel loro settore ben formati e preparati. Determinante – suggerisce la classe manageriale intervistata per l’indagine – è avere un buon “bagaglio di viaggio”: capacità relazionali, proattività, competenze digitali, flessibilità, etica personale e professionale, orientamento all’innovazione, spirito di sacrificio e spinta a migliorare le proprie competenze. Ragazzi, siete avvisati

CES 2019, a Las Vegas l’avanguardia delle nuove tecnologie di consumo

Dall’8 all’11 gennaio 2019 il futuro delle tecnologie di consumo sarà al CES di Las Vegas, l’International Consumer Electronics Show, organizzato dalla Consumer Technology Association (CTA). Il prossimo anno il CES festeggerà la sua 52a edizione, e “Come ogni anno – spiegano gli organizzatori – anche la prossima edizione del CES si prepara a sbaragliare tutti i record precedenti in termini di affluenza”. Sono infatti attesi oltre 180 mila visitatori da ogni parte del mondo, più di 4.500 società espositrici provenienti da ben 155 nazioni, e circa 6.500 testate giornalistiche internazionali.

Tecnologie del futuro e top manager donne

Oltre a conoscere i trend tecnologici che plasmeranno la nostra vita quotidiana nei prossimi anni, al CES 2019 si potranno incontrare numerosi top manager al femminile. Non è un caso che la fiera sarà ufficialmente inaugurata dall’intervento di Ginni Rometty, Chairman, Presidente e CEO di IBM. Ed è già confermato anche il keynote speech di Lisa Su, Presidente e CEO di AMD, riporta Askanews. Tra le novità di CES 2019 anche il debutto di una nuova area espositiva dedicata alle tecnologie per la resilienza, il Resilience Conference Program. Nato sull’onda del successo dell’area Smart Cities consentirà ai partecipanti di sperimentare le più avanzate tecnologie concepite per mantenere il nostro mondo sicuro, riscaldato, alimentato d’energia e sicuro anche nelle situazioni d’emergenza. Incluse le novità in fatto di cybersecurity, tecnologie per la salute e la disaster recovery.

L’innovazione si deve concentrare sulla prevenzione

“La nostra missione – dichiara Gary Shapiro, presidente e CEO di CTA – è quella di presentare l’innovazione che può migliorare la vita della gente. E le persone hanno bisogno di poter contare sempre sulla disponibilità di servizi di base come energia, acqua e banda larga”. L’innovazione si deve quindi concentrare sulla prevenzione e sulle tecniche di ripresa. L’area CES Smart Cities, ad esempio, mette in scena le tecnologie, le soluzioni e i protagonisti in grado di dare forma a una migliore progettazione urbana. Il concetto di resilienza implica proprio una maggiore attenzione a come la tecnologia possa garantire la continuità delle infrastrutture cruciali per le comunità, e la capacità di riprendersi e continuare a funzionare anche durante una catastrofe.

L’Italia ospite al Pavillion Italia. TILT ricerca partner finanziari

Per il secondo anno consecutivo il padiglione Eureka Park ospiterà anche un Pavillion Italia, in cui esporranno una trentina di startup rappresentative dell’innovazione nazionale. Il padiglione è destinato a ricevere la delegazione coordinata nuovamente da TILT, il digital hub nato dalla collaborazione pubblico-privata fra Teorema Engineering e AREA Science Park di Trieste. La selezione delle startup italiane “si avvia alla conclusione – commenta Michele Balbi, presidente di Teorema – mentre al contempo ferve la ricerca di partner finanziari che ambiscano supportare l’espansione della qualità italiana verso i mercati internazionali”.

Scuola: ragionieri i più richiesti dalle imprese milanesi

Sono oltre 31 mila i posti offerti dalle imprese lombarde per chi è uscito dalle scuole superiori o professionali. Nel solo mese di settembre 26 mila posti sono ricercati a Milano, 4.000 a Monza Brianza, e 750 a Lodi. E fra questi è ancora il ragioniere con indirizzo amministrazione, finanza e marketing, il diplomato più richiesto dalle imprese milanesi: quasi 4.000 a Milano (8,7%), circa 700 posizioni richieste a Monza Brianza (10,4%), e a Lodi 80 (6,7%).

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior per il mese di settembre, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Diplomati in informatica e Tlc: le imprese di Milano faticano a trovarli

Se a Milano poi quasi 3.000 posti di lavoro sono destinati a chi ha scelto l’indirizzo professionale in ristorazione (2.720 entrate previste in un mese) tra i neodiplomati usciti dalla scuola secondaria le imprese faticano a trovare soprattutto diplomati in informatica e telecomunicazioni, con il 42,6% di difficile reperimento.

A Monza, invece, non si trovano diplomati nel settore moda (53,4%), e a Lodi nel turismo (58,5%).

Per chi esce dalla scuola superiore del capoluogo, oltre all’indirizzo in amministrazione, finanza e marketing, i diplomi più ricercati sono poi quelli a indirizzo meccanico, meccatronico, energetico (910), elettronico (830), e il settore turismo, enogastronomia e ospitalità (660). Nella scuola professionale, oltre all’indirizzo in ristorazione, va forte quello nei servizi di vendita (1.220).

Un business da 4,5 miliardi

Secondo dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, su fonte registro imprese al secondo trimestre 2018, in Lombardia il business della scuola vale 4,5 miliardi, con 6.500 imprese attive e 36 mila addetti. Si tratta di un settore abbastanza stabile in cui crescono soprattutto i corsi extra (tra corsi sportivi e ricreativi e di lingue). Prima è Milano, con 2.900 imprese e oltre 18 mila addetti, poi Brescia (650 imprese e 4 mila addetti), Bergamo (539 imprese e 2.800 addetti), Varese e Monza (circa 500 imprese e 2.500 addetti ciascuna), Como e Pavia (circa 300 imprese l’una, e rispettivamente 1.600 e 900 addetti).

I settori più coinvolti a Milano? Meccanica, turismo, informatica e licei, a Monza meccanica, elettronica, turismo, benessere e legno. E a Lodi, turismo, elettronica, benessere, edilizia

“Uno strumento di orientamento che connette domanda e offerta”

“La Camera di commercio realizza un monitoraggio costante e aggiornato sui titoli di studio più richiesti dalle imprese – spiega Massimo Ferlini, presidente di Formaper, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – uno strumento di orientamento utile per connettere la domanda e l’offerta di lavoro”.

Molte richieste, infatti, circa una su dieci a Milano, riguardano profili di difficile reperimento “E la Camera di commercio, in collaborazione con la sua azienda speciale Formaper –  continua Ferlini – promuove l’attivazione di percorsi di alternanza scuola lavoro, affinché scuole e imprese progettino insieme percorsi didattici per formare i giovani alle figure professionali più richieste”.

Individuate nuove cyber minacce in false app bancarie

Erano nello store di Google Play le ultime app pericolose scoperte dagli esperti di cybercrime. I ricercatori di Eset hanno infatti individuato delle false app bancarie. Si tratta di applicazioni particolarmente insidiose: ingannano gli utenti chiedendo loro di aumentare il plafond della carta e per farlo richiedono i loro dati bancari e credenziali di accesso ai conti. Ma, è questo è ancora peggio, i dati rubati sono stati diffusi on line un chiaro attraverso un server esposto.

Quali sono le app malevole

“Le tre app legittime interessate, iMobile by ICICI Bank, RBL MoBANK, HDFC Bank MobileBanking (New)”, si legge in una nota ripresa da Askanews, “sono state caricate su Google Play tra giugno e luglio 2018 e, a seguito della segnalazione di Eset, sono state immediatamente rimosse dallo store ufficiale di Google; purtroppo però centinaia di vittime erano già state infettate”. Le app compromesse, rilevate come Android / Spy.Banker.AHR, prosegue la società di sicurezza informatica, sono state caricate sfruttando tre diversi nomi di sviluppatori e ognuna di esse tentava di spacciarsi per una differente banca; tutte e tre le app possono essere comunque ricondotte a un unico cyber criminale.

Tre app, una sola procedura

I ricercatori spiegano poi che le tre app seguono tutte la stessa  procedura: “al momento dell’esecuzione viene visualizzato un primo modulo che richiede i dati della carta di credito ed un secondo form che richiede le credenziali di accesso personali all’Internet banking”. Ci sono però delle evidenze che potrebbero mettere in allarme le potenziali vittime: ad esempio, si nota che “anche se tutti i campi sono contrassegnati come “richiesti” (*), entrambi i moduli possono essere inviati vuoti senza restituire un messaggio di errore – un chiaro indicatore di qualcosa di sospetto. Facendo clic su entrambi i form, compilandoli o meno, gli utenti vengono indirizzati alla terza e ultima schermata, che ringrazia gli utenti per il loro interesse e li informa che un Responsabile del servizio clienti li contatterà a breve. Inutile dire che a questo punto nessuno contatterà le vittime e l’app non offrirà ulteriori funzionalità”.

Nel frattempo, concludono i ricercatori, “i dati inseriti nei moduli fasulli vengono inviati in chiaro al server del cyber criminale, che è accessibile a chiunque ne conosca l’indirizzo, senza richiedere alcuna autenticazione. Ciò aumenta esponenzialmente il possibile danno per le vittime, dal momento che i loro dati sensibili non sono solo a disposizione del criminale, ma sono potenzialmente disponibili per chiunque vi acceda”.

Cautela, parola d’ordine

“Queste scoperte evidenziano la necessità di porre estrema cautela quando si scaricano app legate alle proprie finanze – che si tratti di denaro nel senso tradizionale del termine, o di criptovalute” concludono gli esperti.

Auto italiane tradite, piace il Suv straniero

Meno competitiva e meno produttiva rispetto al mercato europeo ed asiatico: ecco il ritratto dell’Italia in fatto di auto. Seppur rimanendo il quarto mercato più grande dal punto di vista delle immatricolazioni, il Paese delle belle macchine ha perso buona parte del suo smalto. Ma perché? Secondo gli analisti, la responsabilità di questo “freno tirato” andrebbe in gran parte attribuita alla crisi economica.

Belpaese, vendite con il freno a mano tirato?

Mentre in Germania, Francia e Spagna gli stabilimenti muovono numeri da capogiro sia a livello nazionale sia estero, il nostro Paese è solo ottavo nella classifica delle vendite per origine, poiché al primo posto del prodotto venduto in Europa del 2017 c’è la Germania, con una quota di mercato del 26%.

Al secondo posto, riporta Askanews, la Spagna, con 2,07 milioni di autovetture immesse nel mercato ed al terzo la Francia. Un magro 3,3% del totale invece per l’Italia, secondo i dati di Jato Dynamics del 2017, con stime di vendita in Europa di sole 517.000 autovetture prodotte in casa. La proporzione è evidente: Germania batte Italia per 8 a 1.

L’aggressiva concorrenza che arriva dalle straniere

Non meno avvilente riconoscere un’Italia in coda anche rispetto a Paesi con mercato interno decisamente più piccolo rispetto a quello nostrano. Paragone inevitabile quello con la Repubblica Ceca: un marchio Skoda ai picchi massimi, un mercato interno inferiore di ben sette volte rispetto a quello italiano, ed una capacità di vendita 2,3 volte maggiore. Ma sono svariate le ombre di auto straniere che incombono sulle nazionali, fra cui le romene, cresciute l’anno scorso del 24% e con solamente 3mila unità in meno rispetto alle nostre.

Le criticità legate all’esportazione

Fuori dallo “stivale” le auto nostrane conquistano poco, con due su tre che rimangono nel Paese. E i motivi ci sono. Buona parte della produzione di auto è stata spostata in altri paesi come la Polonia. Esempio massimo ne è la Fiat 500 – la più venduta al mondo – fabbricata appunto all’est. Un altro fattore è la risposta poco efficace che le aziende automobilistiche italiane offrono ai consumatori europei.  Notoriamente amanti dei Suv, da noi li trovano solo in 4 modelli – Fiat 500X, Jeep Renegade, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Levante. Questione di abitudini, di gusti e di praticità. E di una certezza inossidabile: il cliente ha (quasi) sempre ragione: sarebbe allora il caso di non puntare tutto sulle auto premium ma investire maggiormente sulle reali esigenze di mercato

Il mare più bello d’Italia è ancora in Sardegna. Arriva la guida di Legambiente e TCI

A incoronare la Sardegna regina dell’estate è la guida annuale Il mare più bello d’Italia di Legambiente e Touring Club italiano. Che anche nel 2018 assegnano alla regione il riconoscimento più alto, le “cinque vele”, a cinque comprensori.

La nuova guida blu raccoglie 96 comprensori marini e 40 lacustri. E a ottenere le cinque vele quest’anno sono 17 comprensori marini, e sei lacustri, tutti in Trentino Alto Adige.

Sul podio Posada e il Parco di Tepilora, il litorale di Chia e la Maremma toscana

Le terre della Baronia di Posada e del Parco di Tepilora in provincia di Nuoro, il litorale di Chia nel Sud della Sardegna, la Maremma toscana con Castiglione della Pescaia come miglior comune: questo il podio del mare italiano 2018.

La classifica dei comprensori marini in cui sventolano le cinque vele prosegue al quarto posto con la Liguria e le sue Cinque Terre, guidate da Vernazza, Riomaggiore e Monterosso al Mare. In quinta posizione la costa del Parco Agrario degli Ulivi secolari in Puglia, coi comuni di Polignano a Mare e Ostuni. A seguire il Cilento Antico in Campania (Pollica-Acciaroli il comune in testa), la costa d’Argento e l’isola del Giglio in Toscana, il litorale di Baunei sulla costa orientale sarda, l’isola di Ustica in Sicilia, il litorale Nord Trapanese con al vertice il comune di San Vito Lo Capo.

Cinque vele a 4 comprensori in Sicilia, due in Puglia, Campania, Toscana, e uno in Liguria e Basilicata

Oltre ai cinque comprensori premiati in Sardegna, dei 17 con assegnate cinque vele, quattro brillano in Sicilia, due in Puglia, Campania, Toscana, e uno in Liguria e Basilicata.

Fuori dai primi dieci la Planargia, cioè il litorale del comune di Bosa (Oristano), l’Alto Salento Adriatico, la costa potentina di Maratea, l’isola di Salina nell’arcipelago siciliano delle Eolie, la costa della Gallura in provincia di Olbia-Tempio, la costa del Mito in Campania e Pantelleria (Sicilia).

Per quanto riguarda i laghi, dopo il podio del Trentino figurano il lago del Mis in Veneto, il lago dell’Accesa in Toscana e il lago di Avigliana Grande in Piemonte.

Non solo qualità delle acque, ma attenzione all’ambiente

Alla base della selezione della Guida non c’è però solo la qualità delle acque balneari, ma anche l’attenzione all’ambiente. A Posada (Sardegna), ad esempio, si va in spiaggia con mezzi elettrici, mentre a Castiglione della Pescaia (Toscana) gli stabilimenti balneari usano stoviglie biodegradabili.

Proprio per la lotta alla plastica è stato premiato il sindaco delle Isole Tremiti, Antonio Fentini, per la messa al bando delle stoviglie in plastica monouso in tutto l’arcipelago.

Le Pmi vanno a caccia di export manager. Ma non solo

Con la crisi economica alle spalle, le Pmi italiane devono attuare gli interventi necessari per competere a livello internazionale. Primo fra tutti, ricorrere a una figura manageriale in grado di fare fronte alle sfide del mercato globale. Ed è proprio l’export manager la figura professionale più ricercata dalle aziende. Lo ha scoperto una recente indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi) effettuata su un campione di 1.500 aziende. Lo studio ha infatti rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità, e che nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero.

Prima di guardare alle nuove tecnologie le Pmi italiane devono guardare al capitale umano

“Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi, per affrontare la concorrenza le Pmi italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato – spiega Carola Adami, Ceo e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati -. Non è certo un caso se, già durante lo scorso dicembre, i voucher per le piccole e medie imprese messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo Economico per l’assunzione temporanea di export manager siano andati a ruba nelle prime ore”.

Qual è il compito di un export manager?

“Questa figura ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda”, continua  Adami, poiché provvede a individuare i mercati esteri potenziali e a elaborare le strategie migliori selezionando le opportunità di business più promettenti.

Se quindi l’export manager è la figura manageriale più ricercata dalla Pmi non è certo l’unica. Altro dirigente molto ambito dal 23% dalle aziende è l’innovation manager, professionista chiave nel contesto del Piano nazionale Industria 4.0, che ha il compito di individuare le principali aree di intervento all’interno delle imprese per quanto riguarda le possibilità di innovazione.

Temporary manager, manager di rete e professional

L’indagine Confapi individua poi altre tre figure manageriali di spicco per quanto riguarda la ricerca di personale qualificato. Il 22% delle aziende ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, che affianca temporaneamente le imprese per rendere più efficienti i processi di riorganizzazione e ridefinizione delle strategie durante il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

L’obiettivo dichiarato dal 15% delle aziende è invece la ricerca di un manager di rete, e del professional, una figura professionale che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare esigenze produttive e organizzative peculiari in caso di trasformazioni interne, come l’arrivo di nuove strumentazioni o i processi di internazionalizzazione.

Preservare il patrimonio aziendale con il controllo degli accessi

Ogni ufficio, azienda o impresa grande o piccola che sia, probabilmente custodisce all’interno dei locali nei quali si svolgono le attività di lavoro dei macchinari e attrezzature indispensabili per la produzione. Sia che si tratti di dispositivi tecnologici, che di macchinari da lavoro veri e propri, queste attrezzature costano anche decine di migliaia di euro e vanno preservate per garantire la continuità lavorativa nonché l’integrità del patrimonio aziendale. Oggi non è purtroppo raro che si verifichino intrusioni dall’esterno, anche diurne, di malintenzionati che accedono ai locali con lo scopo di sottrarre o danneggiare le attrezzature indispensabili per il lavoro. Per questo motivo diventa importante vietare ai non autorizzati l’accesso alle aree nelle quali viene svolta l’attività lavorativa ed in particolar modo quelle in cui sono presenti attrezzature e macchinari. Effettuare questo tipo di “filtro” agli ingressi diventa particolarmente complicato, soprattutto in realtà aziendali di un certo tipo nelle quali fanno accesso quotidianamente centinaia di persone tra dipendenti e clienti.

A questo proposito diventano indispensabili i dispositivi per il controllo accessi proposti da Cotini srl, azienda che da sempre si contraddistingue nel settore per l’efficacia e l’alta tecnologia delle sue soluzioni. I lettori apriporta di ultima generazione sviluppati da questa importante azienda della provincia di Milano infatti, consentono l’apertura delle porte o tornelli soltanto a coloro i quali sono autorizzati all’accesso e sono dunque in possesso di badge, ad esempio, o si fanno riconoscere attraverso l’impronta digitale o la biometria del viso. È possibile autorizzare chi si vuole ad accedere ad una determinata aerea ma non ad un’altra, ad esempio, così come si può limitare l’accesso in base ai giorni della settimana o alla fascia oraria, semplicemente inserendo queste istruzioni all’interno della centralina che regola l’apertura delle porte e dei tornelli. Impiegare questi sistemi avanzati tecnologicamente significa avere la certezza di riuscire a preservare le attrezzature ed i macchinari da lavoro impedendo ai non autorizzati di avervi accesso.