Le Pmi vanno a caccia di export manager. Ma non solo

Con la crisi economica alle spalle, le Pmi italiane devono attuare gli interventi necessari per competere a livello internazionale. Primo fra tutti, ricorrere a una figura manageriale in grado di fare fronte alle sfide del mercato globale. Ed è proprio l’export manager la figura professionale più ricercata dalle aziende. Lo ha scoperto una recente indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi) effettuata su un campione di 1.500 aziende. Lo studio ha infatti rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità, e che nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero.

Prima di guardare alle nuove tecnologie le Pmi italiane devono guardare al capitale umano

“Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi, per affrontare la concorrenza le Pmi italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato – spiega Carola Adami, Ceo e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati -. Non è certo un caso se, già durante lo scorso dicembre, i voucher per le piccole e medie imprese messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo Economico per l’assunzione temporanea di export manager siano andati a ruba nelle prime ore”.

Qual è il compito di un export manager?

“Questa figura ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda”, continua  Adami, poiché provvede a individuare i mercati esteri potenziali e a elaborare le strategie migliori selezionando le opportunità di business più promettenti.

Se quindi l’export manager è la figura manageriale più ricercata dalla Pmi non è certo l’unica. Altro dirigente molto ambito dal 23% dalle aziende è l’innovation manager, professionista chiave nel contesto del Piano nazionale Industria 4.0, che ha il compito di individuare le principali aree di intervento all’interno delle imprese per quanto riguarda le possibilità di innovazione.

Temporary manager, manager di rete e professional

L’indagine Confapi individua poi altre tre figure manageriali di spicco per quanto riguarda la ricerca di personale qualificato. Il 22% delle aziende ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, che affianca temporaneamente le imprese per rendere più efficienti i processi di riorganizzazione e ridefinizione delle strategie durante il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

L’obiettivo dichiarato dal 15% delle aziende è invece la ricerca di un manager di rete, e del professional, una figura professionale che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare esigenze produttive e organizzative peculiari in caso di trasformazioni interne, come l’arrivo di nuove strumentazioni o i processi di internazionalizzazione.

Preservare il patrimonio aziendale con il controllo degli accessi

Ogni ufficio, azienda o impresa grande o piccola che sia, probabilmente custodisce all’interno dei locali nei quali si svolgono le attività di lavoro dei macchinari e attrezzature indispensabili per la produzione. Sia che si tratti di dispositivi tecnologici, che di macchinari da lavoro veri e propri, queste attrezzature costano anche decine di migliaia di euro e vanno preservate per garantire la continuità lavorativa nonché l’integrità del patrimonio aziendale. Oggi non è purtroppo raro che si verifichino intrusioni dall’esterno, anche diurne, di malintenzionati che accedono ai locali con lo scopo di sottrarre o danneggiare le attrezzature indispensabili per il lavoro. Per questo motivo diventa importante vietare ai non autorizzati l’accesso alle aree nelle quali viene svolta l’attività lavorativa ed in particolar modo quelle in cui sono presenti attrezzature e macchinari. Effettuare questo tipo di “filtro” agli ingressi diventa particolarmente complicato, soprattutto in realtà aziendali di un certo tipo nelle quali fanno accesso quotidianamente centinaia di persone tra dipendenti e clienti.

A questo proposito diventano indispensabili i dispositivi per il controllo accessi proposti da Cotini srl, azienda che da sempre si contraddistingue nel settore per l’efficacia e l’alta tecnologia delle sue soluzioni. I lettori apriporta di ultima generazione sviluppati da questa importante azienda della provincia di Milano infatti, consentono l’apertura delle porte o tornelli soltanto a coloro i quali sono autorizzati all’accesso e sono dunque in possesso di badge, ad esempio, o si fanno riconoscere attraverso l’impronta digitale o la biometria del viso. È possibile autorizzare chi si vuole ad accedere ad una determinata aerea ma non ad un’altra, ad esempio, così come si può limitare l’accesso in base ai giorni della settimana o alla fascia oraria, semplicemente inserendo queste istruzioni all’interno della centralina che regola l’apertura delle porte e dei tornelli. Impiegare questi sistemi avanzati tecnologicamente significa avere la certezza di riuscire a preservare le attrezzature ed i macchinari da lavoro impedendo ai non autorizzati di avervi accesso.

Dal 10 luglio 2018 arrivano gli sconti obbligatori per le Rc auto

Arrivano gli sconti obbligatori per le assicurazioni delle automobili: dal 10 luglio scatteranno infatti gli sconti obbligatori sulle polizze di responsabilità civile auto italiane, ma a determinate condizioni. La novità è stata introdotta dal Regolamento Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) del 27 marzo 2018, ed entrerà in vigore il novantesimo giorno dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 10 aprile. Il provvedimento, quindi, entrerà in vigore fra meno di tre mesi.

Gli automobilisti virtuosi che hanno installato la scatola nera o l’alcolock pagheranno di meno

Di cosa si tratta? In pratica, l’Rc auto costerà meno per gli automobilisti virtuosi, ma a patto che abbiano installato sul proprio veicolo la scatola nera o l’alcolock, il dispositivo in grado di stimare il tasso alcolemico del guidatore. Un’altra condizione per ottenere lo sconto è che gli automobilisti consentano l’ispezione del mezzo.

La nuova norma, riferisce Adnkronos, mira a garantire agli assicurati il riconoscimento di sconti sul premio in ragione della riduzione del rischio a carico dell’impresa, nonché la progressiva riduzione delle differenze dei premi Rc auto nei confronti degli assicurati virtuosi residenti nelle province a maggiore tasso di sinistrosità, e con premio medio più elevato.

Sono previste due tipologie di sconto

In dettaglio, si legge nella Relazione al Regolamento, la nuova norma prevede due tipologie di sconto obbligatorio. Il primo, su proposta dell’impresa e previa accettazione degli assicurati, prevede lo sconto se ricorre almeno una delle tre seguenti condizioni: ispezione preventiva del veicolo a spese dell’assicuratore, oppure installazione, o presenza sul veicolo, di meccanismi elettronici che ne registrino l’attività. L’automobile deve avere quindi a bordo la scatola nera, o equivalenti, oppure il cosiddetto alcolock. il meccanismo elettronico che impedisce l’avvio del motore in caso di tasso alcolemico del guidatore superiore ai limiti di legge.

Sconti per chi risiede nelle province a maggiore tasso di sinistrosità 

Il secondo tipo di sconto è “aggiuntivo”, ed è applicabile ai soggetti che negli ultimi quattro anni non abbiano provocato sinistri con responsabilità esclusiva o principale, oppure paritaria. Purché però abbiano installato, o installino, i suddetti meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo, quali appunto la scatola nera o equivalenti, e risiedano nelle province individuate dall’Ivass a maggiore tasso di sinistrosità, e con premio medio più elevato.

Password facile o password difficile per difendere l’account?

Alzi la mano chi non è mai incappato nel “disastro” di non riuscire a effettuare l’accesso a un portale, un sito o un servizio on line per avere dimenticato la password? Una ricerca di Kaspersky Lab fa emergere il dilemma di tutti gli internauti: scegliere una password facile o una più difficile per difendere il proprio account da possibili intrusioni? A prescindere dalle restrizioni indicate dai siti, che spesso al momento della registrazione obbligano a sceglierne una più sicura, e quindi difficile, magari chiedendo di inserire caratteri maiuscoli o alfanumerici, a volte per tenere fuori i malintenzionati dal proprio profilo si rischia di diventare i primi a esserne esclusi.

Usare parole chiave più complesse per i conti bancari online

Secondo la ricerca di Kaspersky Lab il 63% degli intervistati ha risposto che sceglie una password più difficile per i conti bancari online, il 42% per le applicazioni di pagamento tra cui e-wallet mentre il 41% per gli acquisti online.

Tuttavia, non è semplice ricordare password complicate e, soprattutto, diverse per ogni account al quale si è registrati. Tanto che due utenti su cinque (38%) non riescono a ripristinare rapidamente le password dei propri account dopo averle perse.

Il 17% degli intervistati ha dovuto fronteggiare una violazione

Quando si tratta di archiviare le password, la metà degli intervistati (51%) dichiara di memorizzare le “chiavi di accesso” in modo poco sicuro, come scrivere su un blocco note (23%). Inoltre, il 10% usa una sola password per tutti gli account, tanto che negli ultimi 12 mesi il 17% degli intervistati ha dovuto fronteggiare una violazione, o un tentativo di violazione, dell’account stesso. Soprattutto quello di posta elettronica, il più preso di mira dagli hacker (41%), seguito dal profilo social (37%), quello del conto bancario online (18%), degli acquisti (18%).

La soluzione è mettere la password in “cassaforte”

Per fortuna esiste una terza opzione di scelta. Fra una password facile da ricordare, ma anche da hakerare, o una difficile, ma meno memorizzabile, è possibile utilizzare una soluzione di gestione delle password. Come Kaspersky Password Manager, la soluzione che memorizza tutte le password dell’utente in una “cassaforte” sicura. Sarà necessario ricordare solo una password principale, e tramite l’account gratuito My Kaspersky, gli utenti potranno accedere alle proprie password da diversi dispositivi, in qualsiasi momento o luogo. La funzione automatica del generatore di password aiuta anche a creare password sicure, eliminando il problema per gli utenti, ma rendendo le cose assai più complicate ai criminali informatici.

Facebook sperimenta l’opzione non mi piace, ma solo sulle pagine pubbliche

Da tempo gli utenti chiedono a Facebook di inserire il tasto “non mi piace”, o dislike, e il social network di Mark Zuckerberg ora pare lo stia testando. Secondo il sito Daily Beast, l’opzione downvote, così viene anche chiamata, è infatti comparsa come test sulle bacheche di alcuni utenti. Un portavoce di Facebook però ha negato alla testata che si tratti esattamente del tasto “non mi piace”.

“Stiamo sperimentando su un piccolo gruppo di utenti Usa una funzione che possa permettere alle persone di darci riscontri ai commenti delle pagine pubbliche”, ha dichiarato il portavoce della piattaforma. Quindi, per ora, non c’è niente di ufficiale, e in ogni caso sarebbe in funzione solo sulle pagine pubbliche del social, e non sui profili privati degli utenti.

Poter motivare la valutazione al ribasso

La nuova opzione sembra poter dare agli utenti la possibilità di valutare al ribasso alcuni contenuti non apprezzati, come commenti degli utenti, immagini o notizie. Se si clicca sul tasto compaiono infatti una serie di possibilità di motivazione, come ‘offensivo’, ‘ingannevole’, o ‘fuori tema’, che darebbero la possibilità di esprimersi su un contenuto opinabile, irrilevante, sgradito, oppure su una fake news. Questo, almeno, l’obiettivo della nuova opzione.

Dal semplice like alle reazioni

Il tasto “mi piace”, quello col famoso pollice blu rivolto all’insù, è stato lanciato da Facebook nel febbraio del 2009. E questa sarebbe la prima volta che il social network testa una funzione simile al tasto “non mi piace”. Ma una novità intermedia già è comparsa nel 2016, quando il social ha aggiornato la possibilità di valutare un contenuto con le Reactions, una serie di immagini grafiche ed espressive che hanno l’aspetto di emoji, di faccine, e che quindi vanno oltre il classico like. Si tratta di cinque reazioni emotive da poter scegliere per dare più espressività al semplice pollice di consenso: Love (il cuore), Haha (la faccina che ride), Wow (la faccina stupita), Sad (la faccina con lacrima), e Angry (la faccina infuriata).

I dubbi di Facebook a inserire il tasto dislike

Proprio in occasione del lancio delle Reactions, riporta una notizia Ansa, Facebook spiegò a Bloomberg che non era intenzionato a inserire il tasto con il pollice all’ingiù per non diffondere negatività sulla piattaforma. Ma qualcun altro l’ha già fatto al posto suo. L’opzione dislike infatti è già presente sulla piattaforma Reddit, un incrocio tra blog e social network, molto popolare negli Usa. Ma anche su YouTube, la celebre piattaforma di condivisione di video, film e video musicali.

Installare un asciugamani elettrico: è rispetto per l’ambiente.

Oggi vogliamo parlarvi di Mediclinics, azienda leader nel commercio di asciugamani elettrici ed altri accessori per il bagno pubblico, quali asciugacapelli, dispenser di sapone e hotellerie. Sulla qualità e serietà dell’azienda non c’è molto da aggiungere rispetto al fatto che tra i loro principali clienti ci sono i top brand nel mondo dei fast food, molti aeroporti internazionali, università ed aziende di livello mondiale. In merito al loro catalogo prodotti, si potrebbe ricordare come siano stati tra i primi a produrre asciugamani elettrici e a commercializzare, qualche anno fa, gli ultimi modelli a lama d’aria con asciugatura ultra rapida.

Vogliamo però focalizzare l’attenzione, grazie anche al contributo fornitoci dall’azienda, su un aspetto che molte volte viene trascurato non solo dai proprietari degli esercizi pubblici in questione, ma anche da chi propone loro le migliori soluzioni per il bagno (rivenditori, idraulici o imprese di costruzione/ristrutturazione): l’ambiente. Tra i vari motivi per i quali ristoratori, proprietari di hotel o di palestre e imprenditori sostituiscono i “vecchi” dispenser di salviette di carta per passare ai più moderni asciugamani elettrici, solitamente figurano il risparmio economico nel tempo, la necessità di eliminare cestini e disordine dai bagni e la possibilità di evitare l’approvvigionamento continuo di carta. Quasi mai la leva è la salvaguardia dell’ambiente.

Ricordiamoci che produrre carta significa distruggere le foreste del nostro pianeta: in quasi tutti gli ambiti sociali, si sta cercando progressivamente di ridurre o abbandonare del tutto l’utilizzo di carta, pensiamo ai computer, al digitale ed all’archiviazione documentale. Ma perché allora non estendere anche all’asciugatura delle mani questo importante passo tecnologico?

Valutate anche questo, sarà un ulteriore motivo aggiuntivo che potrà spingervi verso la sostituzione dell’obsoleto dispender di salviette o, peggio, rotolone di carta (che, oltretutto, è davvero poco igienico). Aziende come Mediclinics possono trovare la soluzione migliore per il vostro ambiente, di qualsiasi tipologia, accompagnandovi verso l’ottimizzazione di costi, igiene, ordine e… coscienza ambientale.

Facebook, parte la battaglia alle fake news

Facebook punta alla “qualità”, sia del tempo speso sulla piattaforma sia delle notizie che appaiono. L’obiettivo del 2018, per il colosso dei social network, è infatti “Assicurarci che il tempo che passiamo tutti su Facebook sia tempo ben speso”, come dice lo stesso Mark Zuckerberg in un lungo post. Nello stesso messaggio, il numero uno di FB annuncia anche l’intenzione di valutare l’affidabilità delle notizie. “Per assicurarci che le news siano di qualità – scrive il fondatore di Facebook – ho chiesto ai nostri product team di essere sicuri che il gruppo dia priorità a notizie affidabili, capaci di informare e locali”.

Obiettivo qualità

“C’è troppo sensazionalismo, disinformazione e polarizzazione nel mondo di oggi e i social media consentono alle persone di diffondere informazioni più velocemente di quanto non sia mai accaduto e, se non affronteremo in modo specifico questo problema, allora finiremo per amplificarlo. Ecco perché è importante che il News Feed promuova notizie di alta qualità” scrive ancora Zuckerberg.

L’affidabilità delle fonti affidata alla community

“Abbiamo deciso che il fatto che la comunità determini quali fonti siano ampiamente affidabili offra una maggiore obiettività” si legge nel post del papà di Facebook. “La mia speranza è che questo aggiornamento sull’attendibilità delle notizie e l’aggiornamento della scorsa settimana sulle interazioni significative contribuirà a rendere il tempo su Facebook ben speso”.

Le fake si combattono anche rompendo il circuito economico

Agli annunci di Zuckerberg ha fatto eco anche la dichiarazione di Sheryl Sandberg, numero due di Facebook. In una conferenza a Bruxelles sul rapporto tra i social network e la diffusione di notizie false, Sandberg ha detto che per contrastare il fenomeno occorre “rompere il circuito economico” che genera. “Spesso la vera motivazione delle fake news non è politica ma economica: le persone scrivono questi titoli per ottenere click e fare soldi”, ha spiegato il direttore operativo, sottolineando gli sforzi del colosso di Menlo Park per “impedire a chi genera fake news di far parte delle nostre reti pubblicitarie, togliendo loro gli incentivi finanziari”. Ecco perché “Stiamo investendo in intelligenza artificiale e creando nuovi standard di trasparenza, cerchiamo di rimuovere gli account falsi; non riusciremo mai a fermare le fake news completamente, ma possiamo migliorarci a livello preventivo”. Anche il cambiamento dell’algoritmo relativo alla visualizzazione dei post sulla propria bacheca va in questa direzione: “Dando la priorità alle interazioni che provengono da famigliari e amici, prevediamo che il tempo passato dagli utenti su Facebook diminuirà, ma potremo offrire loro una qualità migliore di questo tempo e dei nostri servizi” ha concluso Sheryl Sandberg.

La selfite? E una vera e propria malattia

Altro che gioco innocente, o passione qualche volta invadente se non addirittura maleducata. La pulsione a farsi selfie, e la relativa necessità di postarli immediatamente sui vari social network, è una vera e propria malattia. Definita fin dal 2014 “selfite”, questa compulsione rientrerebbe addirittura nei disturbi mentali. Insomma, con i selfie si scherza sì, ma solo fino a un certo punto. Anzi, in alcuni di casi di selfite si può pure morire.

La definizione arriva dagli psicologici

La definizione e l’analisi della patologia arriva da uno studio condotto da alcuni psicologi della Nottingham Trent University e della Thiagarajar School of Management in India, studio poi pubblicato sull’International Journal of Mental Health and Addiction. Questo pool di scienziati ha messo il fenomeno sotto la lente, evidenziando che esistono addirittura tre categorie di selfite: quella cronica, quella acuta e quella borderline. La ricerca, e la relativa classificazione, sono il frutto di un’osservazione effettuata su un campione di 400 individui in India, Paese che che vanta il triste primato del maggior numero di morti correlate a selfie pericolosi.

Tre gradi di disturbo: come riconoscerli

I segnali per definire quale tipologia di dipendenza si stia affrontando sono tutto sommato abbastanza chiari, e gli psicologici li hanno codificati. Eccoli, in sintesi, come viene riportato dall’agenzia di stampa Ansa. “La selfite si definisce cronica quando vi è un incontrollabile bisogno di scattare foto a sé stessi, 24 ore su 24, postandole su Facebook e Instagram più di sei volte al giorno; è borderline se si scattano selfie almeno tre volte al giorno, ma senza necessariamente pubblicarli sui social media, mentre è classificata come acuta se si fanno molto autoscatti e tutti poi sono effettivamente pubblicati online”.

La scala della selfite

Gli scienziati coinvolti in questo progetto hanno messo a punto anche una vera e propria scala della “selfite”. Si tratta di una griglia che presenta 20 affermazioni, alle quali si può rispondere con un punteggio che arriva al massimo a 5. Da questo test, che contiene frasi come “Fare selfie migliora il mio umore e mi fa sentire felice” dovrebbe emergere se si è malati di selfite e se sì in quale delle tre categorie si rientra.

Molti medici sono scettici

Tuttavia, per altri psicologici e scienziati questa della selfite sarebbe una specie di mito, una malattia inesistente. L’unico elemento che la rende reale è infatti proprio quello di averle dato un nome. Senza definizione, quindi, non esisterebbe nemmeno la patologia.

La pagina web non si carica in 3 secondi? Gli utenti se ne vanno

Il tempo è denaro, anche sul web. Soprattutto per chi cerca dati, informazioni o notizie on line. In un contesto che cambia, e in cui la navigazione sul web avviene ormai per il 50% attraverso dispositivi mobili, gli utenti non hanno nessuna intenzione di perdere nemmeno un secondo. Anzi, tre. Tre secondi, infatti, è il tempo massimo che un cyberutente medio è disposto ad aspettare prima che la pagina richiesta si carichi. Se ciò non accade, una volta superati i cinque secondi è addio per sempre.

Altissimo il rischio di perdere potenziali clienti

I risultati in merito ai tempi d’attesa che gli utilizzatori sono disposti a sostenere sono il frutto di una recente ricerca condotta da Google in occasione del lancio della nuova versione di Test My Site, la  funzionalità che consente di effettuare una verifica sul proprio sito, confrontandolo con la media del settore. In base ai dati, il rischio di allontanamento da una pagina è altissimo se i tempi non sono più che veloci. Addirittura, il 53% delle visite a un sito si conclude anzitempo se la pagina aperta da un dispositivo mobile richiede tre secondi o più per caricarsi. Ovviamente, con l’aumentare dell’attesa cresce anche la percentuale di abbandoni. Se un utente si sente obbligato ad attendere per più di 5 secondi che la pagina desiderata si apra  il tasso di “saluti” cresce fino al 90%. E, sempre in base alla ricerca, il 46% degli utenti attivi nell’ecommerce afferma che non comprerebbe nuovamente da un sito o portale se l’esperienza non fosse risultata veloce e fluida.

I test effettuati da Google

Per produrre questi dati, Google ha condotto dei veri e propri test misurando i tempi di caricamento di landing page pubblicitarie di aziende operanti in 17 paesi europei per 11 settori differenti. In linea di massima, le bocciature è netta: l’attesa media per il caricamento è oggi di 9,1 secondi, 6 secondi in più rispetto ai 3 secondi tollerati come massima attesa. Il paese che è risultato più performante è la Germania (con 8,1 secondi di tempo medio per il caricamento), seguita da Olanda (8,6) e Spagna (8,7). L’Italia si colloca nelle retrovie della classifica, in 12a posizione con un tempo medio di 9,4 secondi.

I settori più performanti

I test condotti da Google hanno rilevato che i siti più veloci sono quelli del settore Classifieds & Local (ovvero le directory), con un tempo di caricamento medio di 8,1 secondi (6,7 secondi in Italia). E’ singolare che siano proprio i siti di Retail, cioè quelli di vendita, i più lenti di tutti: 10,3 secondi in generale e 11,2 secondi in Italia.

Serramenti blindati R&T

I recenti fatti di cronaca confermano ancora una volta la necessità, per aziende, istituti di credito ed attività commerciali di ogni tipo, di provvedere alla sicurezza del proprio esercizio commerciale, impedendo ai malintenzionati di poter accedere e sottrarre merce e beni di ogni tipo. I moderni sistemi di allarme purtroppo, non sono sufficienti a garantire la sicurezza necessaria in quanto facilmente eludibili o disattivabili dai malviventi, sempre più specializzati nel manomettere impianti d’allarme (anche sofisticati) e riuscire così ad accedere indisturbati all’interno dei locali. Per arginare questo fenomeno, e garantire il massimo della sicurezza e della protezione al proprio lavoro e ai beni o preziosi custoditi all’interno degli ambienti in cui esso si svolge, la soluzione più efficace è ancora una volta rappresentata dai serramenti blindati. I serramenti blindati costituiscono infatti una efficiente e robusta barriera fisica che impedisce ai malintenzionati di poter accedere all’interno dell’esercizio in cui sono installati.

R&T è specializzata nella produzione di serramenti blindati per istituti di credito e realtà commerciali di ogni tipo, e vanta lunghe ed importanti collaborazioni, a livello nazionale, con società di primo piano che operano nel settore della sicurezza. La produzione di R&T, azienda con sede in provincia di Milano, prevede l’impiego di alluminio sia a freddo che a taglio termico nel rispetto della normativa vigente in materia di risparmio energetico, grazie alla quale vi è anche la detrazione del 65% dell’importo speso. È possibile scegliere tra tantissime varietà di colori, tra i quali non sarà difficile individuare quello più adatto alle tue esigenze, incluse le richiestissime finiture con effetto legno. Sarai tu stesso a decidere quale sarà il livello di antieffrazione da ottenere, impiegando sistemi in estruso di alluminio oppure dei combinati in alluminio e acciaio, che viene inserito all’interno dei profili aumentandone la resistenza. Protezione, sicurezza ed eleganza dunque per la tua attività commerciale grazie alle realizzazioni R&T.

Sul sito www.erretiserramenti.it potrai trovare intanto un sito ben fatto, chiaro e conciso, che fornisce alcune informazioni utili per la scelta del prodotto ideale per il tuo appartamento o il tuo ufficio.