Top 10 lavori emergenti, 7 in ambito tecnologico

La tecnologia predomina anche fra le professioni emergenti. Tra protezione e gestione dei dati e AI nella classifica delle 10 figure professionali con il tasso di crescita più elevato negli ultimi 4 anni in Italia, 7 posizioni su 10 sono legate allo sviluppo di software e gestione dei dati informatici in ambito business.

La ricerca LinkedIn Emerging Jobs Italia 2019, oltre a stilare la Top 10 dei lavori emergenti, delinea alcune tendenze del mercato del lavoro nel nostro Paese. E se i profili che stanno diventando man mano più ricercati nel nostro Paese riguardano il settore digitale e tecnologico, la figura di Data Protection Officer si posiziona al primo posto dei Most Emerging Jobs in Italia, seguita sul podio dal Salesforce Consultant, e dal Big Data Developer.

Dall’Artificial Intelligence Specialist al Warehouse Operative

Al quarto posto si piazza la figura dell’Artificial Intelligence Specialist, uno dei profili professionali più innovativi e con il tasso di maggior crescita, mentre al quinto il BIM (Building Information Modeling) Specialist, figura tecnica altamente specializzata e deputata all’ottimizzazione di tutte le fasi che riguardano la progettazione, l’edificazione e la gestione della costruzione degli edifici per mezzo di un software. Al sesto posto si posiziona invece il Lending Officer, ovvero il professionista deputato a determinare le pratiche di prestito di un istituto finanziario, mentre al settimo, il Warehouse Operative. Meglio conosciuto come Responsabile Magazzino, è un ruolo professionale che con la crescita dei servizi di e-commerce sta vivendo una vera e propria evoluzione nelle sue mansioni.

Chiude la classifica il Customer Success Specialist

Ottavo e nono posto sono occupati rispettivamente dal Data Scientist e il Cyber Security Specialist. Chiude la Top 10 il Customer Success Specialist, una nuova figura dell’ambito della relazione con i clienti. Ma i nuovi lavori in ambito digitale emergono anche nelle seconde 10 posizioni (Top 20) dei LinkedIn Emerging Jobs Italia 2019, tra le quali spiccano il Robotics Engineer e il DevOps Engineer, posizionate subito dietro alla figura Intensive Care Nurse (undicesimo posto), un profilo infermieristico altamente formato e specializzato. In fondo alla classifica (ventesimo posto), una posizione legata alle tecnologie nell’ambito delle risorse umane, l’Information Technology Recruiter, focalizzato proprio nella ricerca sul mercato del lavoro dei migliori talenti dotati di competenze tecnologiche.

Per il 40% dei recruiter mancano candidati con le giuste competenze digitali

I dati della LinkedIn Emerging Jobs Italia 2019 ribadiscono quelli emersi nella ricerca Recruiter Sentiment 2019 Italia, svolta da Coleman Parkes per conto di LinkedIn su un campione di oltre 300 responsabili delle Risorse Umane di otto settori industriali. Secondo i responsabili HR italiani tra le competenze professionali fondamentali per entrare e crescere nel mercato del lavoro vi sono quelle in ambito tecnologico e di coding (15%), E i settori industriali nei quali risultano ancora più importanti sono il finance (93%), l’amministrazione (90%), il settore travel (85%) e la sanità (83%). Di fatto però il 40% dei recruiter pensa che non vi siano abbastanza candidati con le giuste competenze digitali rispetto ai posti di lavoro disponibili. Considerando le prospettive dettate dalla Commissione Europea nell’ambito delle competenze digitali, in Italia c’è quindi ancora molto da fare.

Tik Tok pensa in grande, ma la sicurezza dei dati è in dubbio

Tik Tok è l’app cinese più amata dagli adolescenti, perché è un misto tra un social network e YouTube, e permette di postare brevi video accompagnati dalla musica. Secondo la società di analisi Sensor Tower, Tik Tok è stata scaricata un miliardo e mezzo di volte, è presente in oltre 150 Paesi, ed è tradotta in 75 lingue. E negli Stati Uniti il 60% dei 26,5 milioni di utenti attivi mensilmente ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni. Lanciata nel 2017 da ByteDance da allora la piattaforma ha vissuto una crescita vertiginosa, tanto da incalzare le app dell’ecosistema Zuckerberg. E poiché Tik Tok sembra voler ampliare i suoi servizi e sbarcare in Borsa, gli Stati Uniti, impegnati in una guerra commerciale con la Cina, hanno chiesto l’apertura di una inchiesta sul suo funzionamento.

Presto anche streaming, shopping online e uno smartphone

ByteDance sta pensando quindi di capitalizzare questa popolarità aggiungendo servizi e andando all’assalto dei mercati emergenti. I media americani danno infatti per imminente il lancio di un servizio di musica in streaming, in competizione con Spotify e Apple Music, inizialmente in India e Brasile per poi estendersi in mercati più maturi come gli Usa. Sembra infatti che ByteDance avrebbe avviato contatti con le principali major, da Universal Music a Sony Music a Warner Music, per ottenere accordi di licenza globali. La società con sede a Pechino, avrebbe inoltre condotto un test per portare lo shopping online su Tik Tok. E per ampliare la sua platea di giovani sarebbe pronta anche a lanciare un proprio smartphone.

Un’indagine Usa per possibili “rischi alla sicurezza nazionale”

Secondo indiscrezioni poi smentite, la compagnia tecnologica valutata da Softbank circa 75 miliardi di dollari avrebbe intenzione di quotarsi a breve sulla piazza di Hong Kong. La crescita di popolarità però si accompagna a critiche sulla sicurezza. Negli Stati Uniti, a febbraio scorso Tik Tok è stata condannata dalla Federal Trade Commission a pagare 5,7 milioni di dollari di multa per aver raccolto dati di bambini senza il loro consenso. E qualche settimana fa due senatori, Charles Schumer e Tom Cotton, hanno chiesto all’intelligence di aprire un indagine sul social cinese per possibili “rischi alla sicurezza nazionale”. Mentre, un altro senatore, Marco Rubio, accusa l’app di censura politica su argomenti sensibili come le proteste di Hong Kong.

Anche l’Italia si preoccupa

A un anno di distanza dallo sbarco nel nostro Paese anche in Italia c’è attenzione per Tik Tok. In particolare, da parte di artisti e politici come Matteo Salvini e Giorgio Mulè di Forza Italia, che ha chiesto al governo di accendere un faro sull’app “con milioni di video e dati personali caricati da ragazzini”.

Da parte sua, il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, senza mai menzionare l’app ha parlato “di un social nuovo, creato ad arte da uno Stato per controllare i propri giovani”.

Laurea online, gli studenti preferiscono l’università telematica

Le università telematiche  si stanno affermando in maniera significativa. E molti studenti preferiscono laurearsi online, piuttosto che seguire un percorso di studi tradizionale. L’università telematica consente infatti di ottimizzare i tempi, evitando lunghi spostamenti per raggiungere le sedi degli atenei, e risparmiare denaro. Le lauree conseguite presso le principali Università telematiche sono riconosciute dal MIUR, e hanno lo stesso valore legale di quelle tradizionali. Questi importanti fattori hanno portato negli ultimi anni a un continuo aumento delle iscrizioni. E se nell’anno accademico 2010/11 il totale era inferiore alle 40.000 unità nel 2017/18 il numero è salito fino a superare i 93.000 iscritti.

Dal 2015 più di 38.000 iscritti, per una crescita di oltre il 69%

Gli aumenti più significativi riguardano le iscrizioni effettuate negli ultimi tre anni accademici considerati, che indicano un cospicuo incremento della partecipazione ai corsi di laurea online avvenuto fra il 2015/16 e il 2017/18, con un balzo in avanti di più di 38.000 unità in confronto al 2014/15, per una crescita di oltre il 69%. Le facoltà disponibili non comprendono solo discipline umanistiche, ma anche materie più tecniche, come un corso di laurea in ingegneria online. Grazie a una ampia varietà di scelta fra cui poter trovare il percorso più affine ai propri interessi.

Dalla laurea triennale a quella magistrale al Master online

Una possibilità fra le tante è quella di conseguire una laurea in giurisprudenza online, aprendosi la strada verso diversi sbocchi professionali, per esempio come avvocato in uno studio o come consulente legale in aziende private.

Insomma, sempre più persone sono attratte dalle opportunità offerte dalle università telematiche, dalla loro accessibilità e facilità di fruizione, sia per un corso di laurea triennale che per una laurea magistrale, con la possibilità anche di proseguire il percorso con un Master online, riporta Adnkronos.

Un tutor personale sempre a disposizione per aiutare nella stesura del percorso di studi

Il tutto è semplificato dal supporto di un tutor personale sempre a disposizione per aiutare nella stesura del percorso di studi e offrire indicazioni preziose sul metodo di preparazione più proficuo, permettendo il conseguimento dei propri obiettivi nel minor tempo possibile. Le Università telematiche riconosciute dal MIUR offrono una preparazione approfondita e completa, consentendo di organizzare al meglio il percorso di studi secondo i propri tempi e di ottenere un titolo di studio con valore legale, che dà quindi la possibilità di accedere a concorsi pubblici, dare inizio a una promettente carriera lavorativa, oppure indirizzarsi verso una stimolante specializzazione.

L’arte pesa sul Pil quasi come l’agricoltura

L’arte vale poco meno dell’agricoltura italiana, compresi i prodotti d’eccellenza che qualificano il made in Italy. Secondo un’indagine di Boston Consulting Group, condotta sui 358 musei statali italiani, 32 autonomi e 326 afferenti ai poli museali regionali, il sistema museale statale italiano nel 2018 ha generato 27 miliardi di euro di fatturato, pari all’1,6% del Pil. Poco meno dell’agricoltura, che pesa sul Pil per il 2,1%. Per Bcg il potenziale ancora inespresso è notevole, e vede una traiettoria che potrebbe incrementare l’impatto sul Pil, nell’arco dei prossimi 7 anni, fino ad arrivare a circa 40 miliardi di euro. E i ricavi da visitatori potrebbero raggiungere il miliardo di euro e i posti di lavoro crescere fino alle 200mila unità.

Nel 2018 circa 280 milioni di euro generati dai visitatori dei musei

Sempre secondo lo studio di Boston Consulting Group sono 53 milioni le persone che hanno visitato i musei italiani nel 2018, generando proventi da visitatore per circa 280 milioni di euro. I turisti culturali, cioè coloro che si sono spostati appositamente per visitare uno dei musei statali, sono stati 24 milioni.

Sul fronte del lavoro, gli occupati del settore museale sono di poco inferiori ai 120 mila tra diretti e indiretti, pari al 7% delle posizioni lavorative nel settore del turismo e dei servizi ricettivi, riporta Adnkronos.

“La cultura è una grande opportunità di crescita economica”

“Oggi più che mai è fondamentale che alla cultura sia data una grandissima attenzione – commenta il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – sia perché è un veicolo per nutrire lo spirito e le menti delle persone sia perché è una grande opportunità di crescita economica. Questo studio lo dimostra – continua il ministro -. Il governo rafforzerà gli investimenti in cultura sia per il dovere costituzionale di tutelare il patrimonio culturale sia per supportare le imprese dei beni culturali che operano nel nostro paese, ma anche per tutti coloro che lavorano quotidianamente nei musei, nei parchi archeologici, nelle biblioteche, negli archivi e nelle strutture periferiche del Ministero”.

“Il patrimonio museale italiano è un patrimonio diffuso”

In questa logica, e tenendo conto che secondo Franceschini “il patrimonio museale italiano è un patrimonio diffuso”, come testimoniano i circa 5.000 musei presenti in Italia, dei quali circa 350 statali, il ministro ha ribadito la volontà di tutelare e promuovere le realtà erroneamente definite “minori”. Nel caso dei musei statali, ad esempio, ipotizzando il trasferimento di opere non esposte regolarmente e di particolare rilevanza per il territorio, da un museo statale a un altro dove possano essere valorizzate. In ogni caso, il ministro Franceschini ha escluso qualsiasi ipotesi di accorpamento di realtà museali minori.

Italiani più sportivi, palestre in 5 anni quasi +24%

Tutti pazzi per il fitness, e le palestre sono sempre più numerose e più frequentate. Un business in continua crescita, quindi, perché gli italiani sono sempre più attenti alla forma fisica, e sempre più appassionati alle manifestazioni sportive. Tanto che negli ultimi 5 anni, dal 2014 al 2019, palestre e circoli sportivi in Italia sono cresciuti del 23,9%, toccando i 23 mila operatori. Lo “zoccolo duro” del comparto è rappresentato da organizzazioni sportive e promozione di eventi legati allo sport, un ambito nel quale al 30 giugno scorso operavano 8.127 imprese, pari al 35% del totale. Una percentuale intorno al 22% è invece rappresentata dalle altre componenti dell’offerta imprenditoriale sportiva nazionale, come la gestione di impianti (5.167 attività), palestre (5.100), e club sportivi (4.986).

La Lombardia è la regione più “in forma”, con oltre 4.000 attività

Come mostrano i dati Unioncamere – InfoCamere al 30 giugno scorso, rispetto a quelli 2014 è la Lombardia la regione più “in forma”, con oltre 4 mila attività registrate, e incrementi di tutto rilievo nel periodo considerato, sia tra le palestre sia tra i club sportivi. Al secondo posto il Lazio, con quasi 3 mila attività, e al terzo l’Emilia Romagna, con oltre 2 mila. In termini di variazione percentuale nei cinque anni considerati, però, al primo posto si colloca il Lazio (+30,4%), seguito dalle Marche (+30,2%) e dal Veneto (+30%).

Roma è la numero uno a livello provinciale

A livello provinciale, Roma è in pole position per il maggior numero di imprese del settore, con oltre 2.500 attività, seguita da Milano, con quasi 1.500, e Torino, che sfiora quota mille. La coppia Roma-Milano è al vertice della classifica anche in termini di aumento delle attività appartenenti a questo comparto tra il 2014 e il 2019: +574 a Roma e +378 a Milano, grazie soprattutto alla crescente diffusione delle palestre (+113), riporta Adnkronos.

Rispetto a giugno 2014 a Biella le strutture sportive sono più che raddoppiate

Anche nelle realtà provinciali più piccole, però, oggi i cittadini possono contare su una rete crescente di attività specializzate nel fitness. A Biella, ad esempio, rispetto a giugno 2014 le strutture sportive sono più che raddoppiate. Tanto che a fine giugno 2019 la provincia registra un incremento di imprese del settore del 64%.

Alta la crescita anche a Imperia (+48,9%), e a Vercelli (+47,7%). Mentre aumenti di oltre il 40% contraddistinguono anche le province di Trieste, Catanzaro, Savona, Ravenna, Lodi, Caserta e Pescara.

Pagamenti on line: vince la praticità o la sicurezza?

Sempre di più, nella vita quotidiana, utilizziamo formule di pagamento per gli acquisti digitali. Ma, in questo scenario sempre più definito e consueto, a cosa stanno attenti i nostri connazionali? O meglio, cosa cercano i consumatori italiani? In linea generale, in Italia gli utenti si dichiarano frustrati dai sistemi di pagamento troppo complessi e lenti, ma d’altro canto sono pignoli in fatto di sicurezza quando si tratta di acquisti on line: è questo il “verdetto”  dello studio “Sicurezza vs praticità nei pagamenti on line” realizzata da GoCardless, mentre l’Europa si prepara a introdurre la normativa PSD2 per i digital payment. L’indagine è stata condotta su un campione di 6.000 consumatoti in 6 paesi europei, Italia compresa.

Gli italiani i più “attenti”…

La ricerca mette in luce che gli italiani sono particolarmente prudenti. Il 69% dei consumatori dello Stivale mette al primo posto la sicurezza quando effettua acquisti on line. Questo dato, seppur maggiore nel nostro Paese, è simile per tutti i mercati coinvolti nel sondaggio: 62% in Francia, 61% in Germania, 58% in Spagna, 55% in UK e 46% in Olanda. Di interesse i risultati dell’Olanda e dell’Inghilterra, che vedono i consumatori divisi reciprocamente con un 50% e un 43% che pensa che “velocità e facilità” vengano al primo posto negli acquisti on line, contro il 29% degli italiani, il 17% degli spagnoli, il 32% dei francesi e il 33% dei tedeschi.

E anche i meno pazienti

Lo studio ha poi esaminato i comportamenti degli utenti nel corso dello shopping on line. In Italia, il 39% degli intervistati ha dichiarato di aver abbandonato un acquisto perché i processi per la sicurezza del pagamento erano troppo complessi e lenti, contro il 44% di UK, il 48% della Germania, il 40% della Spagna, il 33% della Francia e il 47% dell’Olanda. Sempre in Italia, il 42% del campione interrogato ha risposto che si sentirebbe frustrato se il brand preferito introducesse nuovi processi di sicurezza, mentre il 50% apprezzerebbe un metodo di pagamento a basso rischio come l’addebito diretto, per evitare i sistemi di check-out. Lo studio ha anche rilevato come un numero significativo di persone si senta a disagio nel fornire dati personali per una corretta protezione dalle frodi: il 41% dei consumatori italiani interpellati dichiara che la necessità di dare informazioni personali o utilizzare strumenti biometrici li fa sentire al sicuro, mentre il 34% è sospettoso, il 16% si sente frustrato e il 17% è indifferente. I dati sono particolarmente interessanti perché arrivano a pochi mesi dall’introduzione della Strong Customer Authentication (SCA), che definisce gli standard di sicurezza in grado di supportare le tecnologie più all’avanguardia nei pagamenti digitali, come le soluzioni di autenticazione biometrica, e che entrerà in vigore il prossimo settembre nell’ambito della Direttiva europea PSD2. Secondo la nuova regolamentazione gli utenti dovranno fornire due serie di dati per autenticare un acquisto on line – che potrebbero essere una password o PIN, un’autenticazione biometriche o informazioni sul dispositivo, ad esempio un numero di cellulare.

La regina del Dop e l’Igp è la Toscana

Con 58 riconoscimenti nel vino e 31 nell’alimentare la Toscana è la regina per numero di Dop e Igp. Tante eccellenze legate ai territori di produzione, che vanno da salumi come la Finocchiona e il lardo di Colonnata alla carne di Cinta senese, da produzioni di nicchia, come il farro della Garfagnana e la Castagna del Monte Amiata, a dolci rinomati come i Ricciarelli e il Panforte di Siena.

Tuttavia, il valore economico del settore alimentare toscano è debole rispetto sia a quello di altre regioni sia a quello del suo stesso settore enologico. Lo conferma la ricerca elaborata dall’Ismea in occasione della prima edizione di Buyfood Toscana, la vetrina internazionale dell’enogastronomia di Siena.

Per valore prodotto, è 2a per il vino e 9a per l’alimentare

Complessivamente l’agroalimentare toscano genera un valore aggiunto di 3,5 miliardi. Nell’ambito del vino la Toscana costituisce la seconda regione per valore prodotto, con 926 milioni di euro contro i 3,1 miliardi del Veneto, mentre nell’alimentare a indicazione geografica si colloca alla 9° posto, con 111 milioni di euro. Questo valore non considera però il comparto dei prodotti della panetteria e pasticceria, che in Toscana riveste un ruolo rilevante, e che a una prima stima dovrebbe aggirarsi sui 20 milioni di euro, e potrebbe portare il valore complessivo del Dop e Igp vicino a 130 milioni di euro.

Carni e salumi in testa, Grosseto prima provincia per il food

Tra i prodotti a indicazione geografica del food, il settore principale in termini di valore generato nella regione è quello dei prodotti a base di carne (50 milioni di euro), che comprende i salumi, con 4 Igp e 2 Dop. Seguono i formaggi (30 milioni di euro), e l’olio, con un valore poco superiore ai 20 milioni di euro, le carni fresche (sopra i 12 milioni di euro), e i prodotti vegetali, con 500 mila euro circa. A livello di singola provincia toscana, riferisce Adnkronos, la più importante in termini di valore prodotto in ambito Ig-food è Grosseto (35 milioni di euro di valore della produzione), seguita da Siena (24 milioni di euro), e Arezzo, con 18 milioni di euro.

Export da 50 milioni di euro

I due comparti dove la Toscana è più rilevante a livello nazionale sono l’olio (18 milioni di euro) e le carni fresche (12,4 milioni di euro), in cui si colloca al 2° posto dopo la Sardegna. L’agroalimentare toscano di qualità ha potenzialità da esprimere anche in ambito export, con un valore totale stimato di 50 milioni di euro, e un’incidenza del 4% sull’export agroalimentare regionale. I principali mercati di destinazione delle indicazioni geografiche toscane del food sono gli Usa (quota 38%), la Germania (21%), il Regno Unito (13%), il Canada (5%), e il Giappone (3%). Cinque destinazioni che coprono circa l’80% dell’export dei prodotti a indicazione geografica toscani.

Energia rinnovabile, nel 2018 l’Italia raggiunge il 18,1% del fabbisogno energetico

Dopo aver superato gli obiettivi europei al 2020 in materia di consumi energetici coperti da fonti rinnovabili nel 2018 l’Italia ha raggiunto il 18,1% del fabbisogno energetico totale da fonti rinnovabili. E il 34,4% di consumi di energia elettrica sono coperti da impianti di produzione a fonti rinnovabili. Questo significa che ogni 10 kWh prodotti in Italia più di 3 sono verdi. Quanto all’impatto ambientale, le attività portate avanti dal Gestore dei servizi energetici hanno consentito di risparmiare 45 milioni di tonnellate di Co2 e quasi 117 milioni di barili equivalenti di petrolio. E di attivare investimenti nel settore green per circa 2,6 miliardi di euro.

Aumenta la produzione principalmente grazie all’idroelettrico

Secondo il Rapporto Attività 2018 del Gse lo scorso anno i 54,4 Gw (1 Gw in più rispetto al 2017) di potenza istallata per oltre 800.000 impianti hanno generato 114,7 TWh di energia elettrica, incrementando così la produzione da fonti rinnovabili in Italia di 11 TWh rispetto al 2017, principalmente grazie all’idroelettrico. I costi sostenuti dal Gse per l’incentivazione e il ritiro dell’energia elettrica sono stati di 13,4 miliardi di euro, in calo rispetto ai 14,2 miliardi di euro del 2017, per via del termine del periodo incentivante di impianti certificati verdi, oltre che per una minor produzione fotovoltaica.

Bollette: abbattimento della componente Asos di quasi un miliardo di euro

Il netto degli incentivi in bolletta è stato nel 2018 di 11,6 miliardi di euro. Si tratta di un abbattimento della componente Asos (ex componete A3 della bolletta elettrica) di quasi un miliardo di euro rispetto ai 12,5 miliardi del 2017. Complessivamente nel 2018 le attività del Gse hanno consentito di destinare alla promozione della sostenibilità circa 15,4 miliardi di euro, di cui 11,6 miliardi per l’incentivazione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili, 1,7 miliardi ascrivibili all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, 600 milioni relativi ai biocarburanti e 1,4 miliardi riconducibili ai proventi derivanti dall’Ets (Emission trading scheme), riporta Adnkronos.

Individuare ambiti d’investimento orientati a una crescita ecocompatibile

Il Gse ha supportato oltre 1.500 Comuni italiani nell’individuazione di ambiti d’investimento orientati a una crescita ecocompatibile, e alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Sottoscrivendo diversi protocolli d’intesa con grandi città, Milano e Roma in primis, e Regioni, è stato ampliato il perimetro delle attività di supporto del Gse alle Pubbliche Amministrazioni.

E sul fronte della formazione, con il progetto “Gse incontra le scuole”, nel 2018 sono stati coinvolti oltre 4.200 studenti di 40 scuole sui temi e sui valori della sostenibilità ambientale, delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

 

Italiani, più attenti alla privacy, ma ancora semianalfabeti digitali

I cittadini italiani iniziano a prestare una maggiore attenzione alla tutela dei propri dati personali durante la navigazione online. Da pc come da dispositivi mobili, l’attenzione alla propria privacy, e l’uso di piccoli accorgimenti per navigare in modo più consapevole e sicuro, sembrano crescere tra i nostri connazionali. Restano però da colmare alcune lacune per quanto riguarda le competenze digitali, e la conoscenza del linguaggio informatico. Si tratta dei risultati di una ricerca condotta da Boole Server, il vendor italiano di soluzioni per la protezione dei dati.

Primo passo verso la sicurezza, la scelta della password

Per quanto riguarda la scelta della password, gli italiani hanno imparato a utilizzare password diverse per diversi account. Ma alla luce delle risposte fornite dagli intervistati, emerge che se le donne sembrano più virtuose degli uomini, dichiarando di utilizzare password differenti per account diversi, al contempo ammettono di avere l’abitudine di memorizzare le stesse su cellulari, note o agende. Quanto agli uomini, la metà di coloro che hanno risposto al questionario ha dichiarato di utilizzare la stessa password per account diversi, mentre l’altra metà ha affermato di affidarsi a un generatore di password.

Attenti al phising, ma diffidenti verso le reti Wi-Fi pubbliche

Un segnale positivo, riporta Askanews, arriva dalle risposte sulle domande poste in merito al rischio di phishing, la tecnica utilizzata dai cybercriminali per rubare dati soprattutto dalle pagine di posta elettronica. La quasi totalità degli intervistati ha infatti risposto di controllare scrupolosamente il mittente delle mail prima di accedere al contenuto. Non conosce vie di mezzo, invece, il rapporto dei cittadini con le reti Wi-Fi pubbliche: se metà degli intervistati afferma di nutrire una profonda diffidenza per questo genere di rete, ed evita di effettuare il collegamento, l’altra metà pur di navigare gratis accetta tutte le policy senza leggere la relativa informativa.

Tanti cittadini non usano gli stessi strumenti di sicurezza dei pc anche sui cellulari

Diversa la percezione, in termini di tutela dai rischi, tra il pc e il telefono cellulare. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di non effettuare il log-out dai propri account su mobile in caso di momentanea sospensione dell’utilizzo del proprio dispositivo, affidando la difesa dell’accesso fraudolento al proprio smartphone a sistemi di blocco tramite riconoscimento facciale, impronta digitale o password. Un comportamento sintomo del fatto che ancora tanti cittadini non prestano lo stesso grado di attenzione e non usano gli stessi strumenti di messa in sicurezza dei computer anche sui cellulari. In realtà, attraverso questi ultimi si ha accesso all’intera vita digitale dell’utente, dalle app dei social network a quelle di messaggistica, per non parlare dei profili bancari e sanitari.

 

 

Globetrotter per professione: le otto città dove è più facile trovare lavoro

Da Berlino a Madrid, da New York a Ginevra fino a Melbourne e Auckland dall’altra parte del globo. Sono otto le città del mondo dove è più facile e più remunerativo trovare lavoro. La classifica delle migliori capitali del business, nonché un’ottima indicazione per chi ha deciso di provarci all’estero, è il frutto di un’analisi condotta da Eurocultura, il portale di mobilità internazionale. Si scopre così che Berlino è la patria delle start up mentre Seul in Corea del Sud, ad esempio, è la scelta vincente per chi ha un solido bagaglio tecnologico. Insomma, in diversi Paesi i lavori e i percorsi di carriera per soggetti qualificati stanno iniziando a comparire con grande rapidità. E in diverse città, che hanno già saputo adattarsi a un mondo sempre più globale e connesso,  sono disponibili nuovi posti di lavoro. Non resta che prenderli.

Berlino per le start up

In base alle rilevazioni di Eurocultura, la capitale tedesca è uno dei primari centri d’Europa per le start up. Entro il 2020, sono attesi oltre 100.000 nuobvi posti di lavoro. Gli altri settori che “corrono” i servizi economici e finanziari, l’amministrazione, l’industria di trasformazione, la produzione automobilistica, il commercio, il turismo, gli alberghi e i ristoranti.

Ginevra per la finanza

La seconda città più popolata della Svizzera è la mecca di grandi gruppi finanziari: conviene trasferirsi qui se si ha un ottimo know how in materia. Ma ci sono pure le sedi ci compagnie attive nei settori del petrolio, dell’industria, del commercio internazionale, della farmaceutica, della comunicazione.

Madrid per il terziario 

La crisi ormai alle spalle, la capitale spagnola ha un’economia basata principalmente sul settore terziario: spazio ai servizi finanziari e commerciali, all’industria, all’edilizia, all’agro-alimentare, alla tecnologia, all’informazione e della comunicazione. Senza ovviamente dimenticare il turismo.

New York, quello che si vuole c’è

La Grande Mela è ancora il centro di tutto. E offre lavoro in qualunque settore, principalmente nel comparto bancario e finanziario, nelle spedizioni, nei trasporti, nell’assistenza sanitaria, nella vendita al dettaglio, nei servizi professionali e tecnici, tempo libero e ospitalità.

Vancouver economia green

Splendida città canadese, considerata tra le iù vivibili al mondo, sta registrando un exploit nei settori della finanza, della tecnologia, del cinema e dei servizi personali. E ovviamente dell’economia verde in tutte le sue forme.

Melbourne la creativa

L’australiana Melbourne sta vivendo una particolare dinamicità nei comparti: finanza, biotecnologie, arte e design creativo, istruzione superiore, vendita al dettaglio e servizi. Bene anche la moda e il turismo.

Auckland hi-tech

La lontanissima Auckland, in Nuova Zelanda, ha un’economia particolarmente favorevole.. Specie in questi settori: tecnologia, servizi commerciali e finanziari, industria alimentare e delle bevande, turismo, cinema, edilizia,  attività marittime e istruzione internazionale.

Seul al top

Centro politico, culturale, sociale ed economico più importante della Corea del Sud, è al top per le tecnologie emergenti, la moda e il design architettonico. Oggi è una delle più forti economie mondiali.