Microimprese, la metà chiude entro i primi 2 anni

Delle 235.985 imprese individuali nate nel 2014, 88.184 sono cessate entro il 30 giugno 2018, e di queste 48.377 entro il 2015. In pratica una microimpresa su due chiude nei primi due anni di vita, e solo 3 su 5 sopravvivono a cinque anni dalla nascita. E appena il 5% di chi “non ce la fa” si rimette in gioco.

È quanto emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sull’universo delle realtà imprenditoriali a gestione individuale, le cosiddette microimprese. Sono molte infatti le iniziative che non superano il primo anno di età: solo nel 2014 sono nate e morte 20.538 imprese. La selezione “darwiniana” è più forte nei settori del turismo, in cui il 43,5% chiude entro il primo lustro, dei servizi alla persona (40,1%) e dell’assicurazione e credito (39,6%).

La mappa delle imprese più resilienti

Nelle diverse regioni le imprese più resilienti sono quelle della Lucania (solo il 30,5% non supera il primo quinquennio), seguite dalle sarde (30,7%) e le trentine (31,3%). L’emorragia è più forte, invece, tra i titolari dell’Emilia Romagna (40%), Toscana (39,9%) e Piemonte(39,5%). Al Sud e nelle Isole si registra in media una percentuale inferiore di chiusure, forse perché qui più che altrove la via dell’impresa e del lavoro autonomo rappresenta spesso la sola prospettiva di sbocco occupazionale e di reddito a cui ci si aggrappa nonostante le difficoltà.

Nel Centro-Nord maggiore propensione a ritentare la carta

Nel Mezzogiorno però chi chiude quasi mai si rimette in proprio. Viceversa, secondo il rapporto Unioncamere, nelle regioni del Centro-Nord emerge una maggiore propensione a ritentare la carta dell’imprenditorialità. I più audaci sono i titolari della Valle D’Aosta (9,8%), Lombardia (8,2%) e Veneto (7,1%).

Dall’analisi delle business community straniere, inoltre, la mortalità più elevata si registra tra le imprese con un titolare cinese, per le quali il 47,7% ha chiuso l’attività entro i primi cinque anni. Seguono le realtà a guida indiana (44,1%), riferisce una notizia Ansa, e rumena (42,3%).

I titolari cinesi si rimettono in gioco nel 15% dei casi

Ma se sono in molti a scoraggiarsi e a rinunciare al sogno di mettersi in proprio, ancora una volta i titolari cinesi si smarcano dagli altri rimettendosi in gioco nel 15% dei casi (contro il 5% delle media). Più audaci di loro sono solo i pakistani, che oltre a essere tra i più resistenti, il 29,5% chiude i battenti entro cinque anni contro la media del 37,4%, sono anche i più disposti a mettersi nuovamente alla prova. dei microimprenditori pakistani riapre i battenti nel 18,8% dei casi.

Mercato dell’auto, nel 2018 prosegue la frenata

Durante il 2018 le auto immatricolare sono state 1,9 milioni, il 3,1% in meno rispetto al 2017. Quella appena trascorsa non è stata quindi una buona annata per il mercato automobilistico, che inoltre ha registrato un calo del 3,3% anche per quanto riguarda i trasferimenti di proprietà di auto usate, risultati pari a 4,4 milioni. Nell’ultimo mese dell’anno però, secondo i dati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono state immatricolate 124.078 autovetture, con una variazione positiva del +1,96% rispetto a dicembre 2017. E nello stesso mese sono stati registrati 337.269 trasferimenti di proprietà di auto usate, questa volta con una variazione negativa del -5,23% rispetto a dicembre 2017. Nel mese di dicembre 2018 il volume globale delle vendite (461.347 autovetture) ha quindi interessato per il 26,89% auto nuove e per il 73,11% auto usate.

“Un andamento instabile delle immatricolazioni”

“L’anno appena concluso ha avuto un andamento instabile delle immatricolazioni” commenta Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto italiani. La seconda parte dell’anno è stata infatti rallentata per effetto dell’entrata in vigore del nuovo ciclo di omologazione WLTP, e dal conseguente “forte impegno delle reti di vendita per smaltire gli stock di vetture già targate in precedenza – continua De Stefani Cosentino – nonché per l’indebolimento generalizzato delle prospettive di crescita del nostro Paese”.

Anche il 2019 non si prospetta roseo

”Per quanto riguarda le previsioni per il 2019 – prosegue il presidente di Federauto – ci aspettiamo un anno difficile per il settore, sul quale graverà l’impatto negativo determinato dall’ecotassa, introdotta dalla legge di Bilancio 2019, che sarà operativa sulle immatricolazioni di autovetture nuove con emissioni di CO2 oltre 160 g/Km a partire dal 1° marzo 2019″.

L’aggravio di costo previsto, riferisce Adnkronos, sarà variabile da 1.100 a 2.500 euro, e peserà su moltissimi modelli di automobili diffusi sul mercato, anche di fascia media, determinando presumibilmente un’ulteriore flessione dell’immatricolato rispetto ai volumi 2018. L’acquisto di auto elettriche e ibride non basterà a fermare il calo delle immatricolazioni La prevista ulteriore flessione delle immatricolazioni, e l’introduzione del WLTP, la norma globale che determina i livelli di inquinanti e emissioni di CO2, il consumo di carburante o di energia e la gamma di veicoli elettrici leggeri, non sarà però compensata dagli acquisti di auto elettriche e ibride, che beneficeranno del bonus governativo.

“Inoltre – aggiunge De Stefani Cosentino – non ci aspettiamo alcun effetto sul rinnovo del vetusto parco circolante (età media di 10,8 anni), che contraddistingue il nostro Paese”. Che, al contrario, secondo De Stefani Cosentino “necessiterebbe di maggior attenzione da parte del legislatore”.

Italia 2018: una società impaurita e piena di rancore

Insicurezza è la parola chiave che descrive la società italiana nel 2018. Quella descritta dal Rapporto 2018 sulla situazione sociale del Paese, il 52° di Censis, è un’Italia alle prese con “un rabbuiarsi dell’orizzonte di ottimismo” e nella quale si accentuano “lo squilibrio dei processi d’inclusione dovuto alla contraddittoria gestione dei flussi d’immigrazione”. Insomma, il rapporto descrive uno scenario in cui tutto sembra arretrare, e gli italiani si sentono “incapsulati in un Paese pieno di rancore e incerto nel programmare il futuro”.

Ognuno afferma i propri diritti e la mobilitazione sociale perde senso

In questo ecosistema “ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale”, spiega il Censis. Ma qualcosa si sta muovendo: il nostro paese non è privo di “lente e silenziose trasformazioni”, movimenti obliqui che “preparano il terreno di un nuovo modello di perseguimento del benessere e della qualità della vita”. Il nodo cruciale però è che in questo sistema sociale, “attraversato da tensione, paura, rancore”, si “guardi al sovrano autoritario”, aggiunge il Censis, mentre “il popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo, con un’interpretazione arbitraria ed emozionale, che le cause dell’ingiustizia e della diseguaglianza siano tutte contenute nella non-sovranità nazionale”.

Rabbia, pessimismo, disorientamento e qualunquismo

Dal rapporto emerge inoltre che soltanto un italiano su cinque ha un atteggiamento positivo, per gli altri prevalgono rabbia, disorientamento, pessimismo. Su 100 italiani 30 si dicono “arrabbiati perché troppe cose non vanno bene e nessuno fa niente per cambiarle”, 28 “disorientati”, 21 vedono negativo: “le cose andranno sempre peggio”, e solo altri 21 guardano alla realtà con uno stato d’animo “positivo”, in quanto “viviamo un’epoca di grandi cambiamenti”.

Inoltre, due italiani su tre sono convinti che “non ci sia nessuno a difendere interessi e identità” e dunque sono costretti a farlo “da soli”. Tanto che a esprimere quella che un tempo si sarebbe definita come una considerazione qualunquista (“i politici sono tutti uguali”), è il 49,5% degli italiani.

Dopo il rancore, la cattiveria

“Dopo il rancore, la cattiveria” titola il Censis il capitolo del suo Rapporto annuale dedicato alle radice del sovranismo psichico, sottolineando che “gli italiani sono diventati nel quotidiano intolleranti fino alla cattiveria”. E la politica e le sue retoriche rincorrono e riflettono un sovranismo instillato nella testa e nei comportamenti degli italiani.

Per uscire da questa situazione, riporta Adnkronos, gli italiani sono pronti a un funambolico camminare sul ciglio di un fossato mai visto prima d’ora, e allora mostrano una “disponibilità pressoché incondizionata: non importa se il salto è molto rischioso e dall’esito incerto, non importa se l’altrove è un territorio indefinito e inesplorato, non importa se per arrivarci si rende necessario forzare, fino a romperli, gli schemi canonici politico-istituzionali e di gestione delle finanze pubbliche”.

Appartamenti a Monza Privilege Apartments

Gli appartamenti a Monza che Privilege Apartments mette a disposizione degli ospiti presentano ogni tipo di comodità e sono studiati per rendere il soggiorno di tutti veramente unico e speciale. Dalle pregiate scelte in fatto di arredi di design, alla tecnologia che gli impianti di domotica offrono e che rendono tutto ancora più piacevole da vivere. Ogni appartamento è inoltre dotato di cucina e postazione di lavoro, così da andare incontro sia alle esigenze di quanti viaggiano per piacere che per motivi di lavoro. Ciascun appartamento vanta inoltre un bellissimo terrazzino privato che si affaccia su di un parco grande circa 10 mila metri quadrati, fruibile anche dagli ospiti della struttura che possono approfittarne per regalarsi una passeggiata immersi nel verde. Gli appartamenti Privilege Apartments si dividono in particolar modo in due differenti tipologie, le camere Classic e quelle Executive, che presentano in entrambi i casi un ottimo livello di comfort ma spazi e arredi differenti.

Entrambe le soluzioni presentano servizi quali doccia con idromassaggio, tv satellitare a schermo piatto, telefoni, utensili da cucina, frigorifero, balcone, Wi-Fi gratuito, macchina per il caffè, balcone e cuscini in memory, tra l’altro. La differenza tra le due soluzioni risiede principalmente negli spazi a disposizione: le camere Basic hanno una superficie di 30 mq e possono ospitare un massimo di due persone, mentre quelle Executive sono grandi 40 mq e possono ospitare anche quattro persone. Le proposte innovative e d’alto profilo disponibili all’interno di entrambe le tipologie di appartamenti rendono le soluzioni di alloggio Privilege Apartments la scelta perfetta per chi desidera usufruire di spazi che siano in grado di offrire il massimo a livello di comfort e design, offrendo a ciascuno la possibilità di vivere la permanenza desiderata, sia esso un viaggio di lavoro che un viaggio di piacere in famiglia o in compagnia di amici.

Lombardia, gli antichi mestieri “valgono” 7 miliardi

Coltivatore, lavandaia, panettiere, sarto: sono alcuni degli antichi mestieri più diffusi, quelli di una volta, ancora oggi ampiamente praticati.  Infatti danno lavoro a 862 mila addetti in Italia e quasi 100mila in Lombardia, per un giro d’affari che ammonta a circa 7,3 miliardi di euro in regione.  Secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, su dati Registro Imprese e dati Aida – Bureau van Dijk, la città lombarda capofila degli antichi mestieri è, a sorpresa, Milano. Nel capoluogo infatti ci sono 8.293 imprese e 26 mila addetti. Seguono in classifica Brescia (7.964 imprese e 12 mila addetti) e Mantova (6.844 imprese e circa 8mila addetti).

Agricoltura, la sfida dell’innovazione

L’agricoltura è il primo settore per numero di attività (632mila). Anche per questo riveste un ruolo chiave nel guidare l’innovazione e soprattutto il rapporto tra tradizione e innovazione.

“L’agricoltura – spiega Giovanni Benedetti, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – è strettamente legata al territorio e alle sue tradizioni. Da qui nasce la distintività che contraddistingue le nostre produzioni e che ha reso grande il Made in Italy agroalimentare nel mondo. Per stare al passo con i tempi, però, oggi è sempre più necessario che le imprese agricole imparino a coniugare il sapere e i sapori della tradizione con l’innovazione nei processi e nei canali di vendita, senza mai dimenticare la sostenibilità, la qualità e la sicurezza della filiera dal campo alla tavola”.

I giovani e gli stranieri “motore” dei lavori antichi

I giovani e gli stranieri sono decisamente rappresentati nel settore degli antichi mestieri. Gli imprenditori under 35 impegnati nei lavori di una volta hanno registrato nel 2018 una crescita del +3,9% rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 54mila imprese attive in Italia di cui 7 mila in Campania, 6.672 mila in Sicilia, 5.686 in Puglia,  seguite da Lombardia (3.688), Piemonte (3.606) e Calabria (3.488).

Anche gli stranieri sono in crescita del +4,1% rispetto al 2017, per un totale di circa 6mila imprese, concentrate principalmente in Lombardia (circa 3mila), Lazio e Campania. Le imprese artigiane rappresentano l’8,9% del totale dei lavori storici (65mila imprese) e le imprese femminili il 7,9% del totale (58mila imprese).

I mestieri che non ti aspetti (più)

Accanto ad agricoltori, sarti, panificatori, lavanderie e aziende di piallatura del legno, in Lombardia si contano oltre 800 tessitori, 700 calzolai, più di 300 ricamatori e aziende di produzione di pizzi e merletti, oltre 250 corniciai, circa 450 imprese tra orologiai e riparatori di gioielli. E non mancano artigiani ancora più “improbabili”, come 226 spazzacamini, una quarantina di artigiani del vetro e più di 50 maniscalchi.

Natale 2018, cresce la spesa degli italiani

In Italia per queste festività natalizia si spenderà di più rispetto al Natale 2017: circa il 3% in aumento sull’anno precedente, passando da una spesa media di 527 euro a 541 euro a famiglia. Nel nostro Paese, un po’ a sorpresa, si “investe” di più in regali e varie per il periodo festivo rispetto al resto d’Europa. In Ue, infatti, la media è di 456 euro, pari a +2% sul 2017). I dati emergono dalla ventunesima edizione della Deloitte Xmas Survey che ha raccolto l’opinione di oltre 9.000 consumatori in 10 Paesi europei tra cui l’Italia, con l’obiettivo di sondarne le intenzioni di spesa per regali, prodotti alimentari e attività per il tempo libero.

Il budget degli italiani in festa

Ecco come viene suddiviso il budget cantonata dagli italiani. I nostri connazionali dichiarano che, per le spese natalizie, spenderanno in media 541 euro, composti da 216 euro per i regali, 140 per gli alimentari, 66 per il cosiddetto ‘socializing’, ossia le attività ricreative legate alle festività natalizie, e 119 per i viaggi. Anche quest’anno, la modalità di allocazione del budget degli Italiani tra le varie voci di spesa non si discosta molto da quella degli altri Paesi Europei: fatto salvo per il travelling, al quale gli italiani sembrano destinare una quota superiore di budget (22% in Italia vs 17% in Europa). Al di là delle categorie di spesa, un altro ambito di interesse risulta la distribuzione degli acquisti tra canali online e offline. La spesa online degli italiani infatti cresce del 14% rispetto all’anno scorso, e quella europea del 4%.

Cresce il mercato delle vendite online

In tutta Europa, e l’Italia non fa eccezione, le vendite on line segnano una netta crescita. Anche se la spesa online degli italiani cresce del 14% rispetto all’anno scorso, la maggior parte della popolazione (74%) continuerà a recarsi nei negozi per gli acquisti natalizi. Ciononostante si registra un aumento considerevole della percentuale di italiani che comprerà online (+24% rispetto al 2016). Significativo incremento del canale mobile con un incremento dell’11% dal 2016 al 2018: 1€ su 5 sarà speso via smartphone.

Alimentari in negozio, viaggi sul web

L’commerce non raccoglie allo stesso modo le preferenze dei consumatori in tutte le categorie merceologiche. Ad esempio il 91% del totale complessivo di acquisti di prodotti alimentari e enogastronomici continuerà a svolgersi tradizionalmente in store, mentre il web si conferma il primo canale di acquisto con riferimento ai viaggi (56% del totale acquisti di viaggi previsto nel 2018 si svolgerà sul web, contro il 52% del 2017).

Ict e Turismo: ciò che i giovani desiderano

Si sente spesso dire che per le nuove generazioni le occasioni lavorative siano troppo poche. Eppure, non è sempre o per tutti esattamente così, anche nella bistrattata Italia. Infatti nuove opportunità di lavoro si registrano soprattutto nell’Ict, Information and Communication Technologies (con una percentuale del 77% di manager che ritiene che ci sia spazio per nuove forze in questo ambito), nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). Qualche segnale positivo anche per le retribuzioni future che, secondo il 27,9% dei manager italiani, cresceranno nei prossimi 5 anni. Sono i dati che emergono dalla ricerca commissionata da Manageritalia ad AstraRicerche e che ha coinvolto dirigenti di primarie aziende del Belpaese.

In crescita consulenza alle imprese, Ict e turismo

Il primo dato che salta subito agli occhi e sul quale i professionisti interpellati hanno fornito numeri e giudizi concordi, è l’affermarsi di una “terna vincente”: Consulenza alle imprese, information communication tecnology e turismo. Sono questi i settori che offrono, a detta dei dirigenti, maggiori opportunità ai giovani tra 18 e 29 anni per maturare esperienza, crescita e carriera professionale. Infatti, la risposta alla domanda “ai giovani che dopo gli studi vogliono entrare nel mondo del lavoro quale settore consiglieresti come prima scelta?” vede prevalere nell’ordine Ict (24,9%), consulenza alle imprese (24,5%) e turismo (16,3%). A metà classifica la sanità e assistenza sociale (30,2%), i servizi assicurativi, bancari e finanziari (25,4%), trasporti e logistica (22,8%). Chiudono la classifica le attività legate al mondo del commercio, spettacolo, formazione e editoria.

Un quadro occupazionale sfidante e positivo

In un mercato del lavoro comunque difficile, prevale una maggiore selezione naturale – con la domanda di lavoratori inferiore all’offerta – per cui solo i migliori ce la faranno (61,4%). Seguono opportunità crescenti come numero di posti di lavoro (48,6%), soprattutto nell’Ict 77%, nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). L’attesa dei dirigenti verso i giovani è positiva e altissima, ma sono concordi nel ritenere insufficiente il bagaglio formativo delle nuove leve.

Ragazzi, attenzione alla qualità del bagaglio formativo

Solo un terzo degli intervistati giudica i giovani che si propongono oggi nel mondo del lavoro nel loro settore ben formati e preparati. Determinante – suggerisce la classe manageriale intervistata per l’indagine – è avere un buon “bagaglio di viaggio”: capacità relazionali, proattività, competenze digitali, flessibilità, etica personale e professionale, orientamento all’innovazione, spirito di sacrificio e spinta a migliorare le proprie competenze. Ragazzi, siete avvisati

CES 2019, a Las Vegas l’avanguardia delle nuove tecnologie di consumo

Dall’8 all’11 gennaio 2019 il futuro delle tecnologie di consumo sarà al CES di Las Vegas, l’International Consumer Electronics Show, organizzato dalla Consumer Technology Association (CTA). Il prossimo anno il CES festeggerà la sua 52a edizione, e “Come ogni anno – spiegano gli organizzatori – anche la prossima edizione del CES si prepara a sbaragliare tutti i record precedenti in termini di affluenza”. Sono infatti attesi oltre 180 mila visitatori da ogni parte del mondo, più di 4.500 società espositrici provenienti da ben 155 nazioni, e circa 6.500 testate giornalistiche internazionali.

Tecnologie del futuro e top manager donne

Oltre a conoscere i trend tecnologici che plasmeranno la nostra vita quotidiana nei prossimi anni, al CES 2019 si potranno incontrare numerosi top manager al femminile. Non è un caso che la fiera sarà ufficialmente inaugurata dall’intervento di Ginni Rometty, Chairman, Presidente e CEO di IBM. Ed è già confermato anche il keynote speech di Lisa Su, Presidente e CEO di AMD, riporta Askanews. Tra le novità di CES 2019 anche il debutto di una nuova area espositiva dedicata alle tecnologie per la resilienza, il Resilience Conference Program. Nato sull’onda del successo dell’area Smart Cities consentirà ai partecipanti di sperimentare le più avanzate tecnologie concepite per mantenere il nostro mondo sicuro, riscaldato, alimentato d’energia e sicuro anche nelle situazioni d’emergenza. Incluse le novità in fatto di cybersecurity, tecnologie per la salute e la disaster recovery.

L’innovazione si deve concentrare sulla prevenzione

“La nostra missione – dichiara Gary Shapiro, presidente e CEO di CTA – è quella di presentare l’innovazione che può migliorare la vita della gente. E le persone hanno bisogno di poter contare sempre sulla disponibilità di servizi di base come energia, acqua e banda larga”. L’innovazione si deve quindi concentrare sulla prevenzione e sulle tecniche di ripresa. L’area CES Smart Cities, ad esempio, mette in scena le tecnologie, le soluzioni e i protagonisti in grado di dare forma a una migliore progettazione urbana. Il concetto di resilienza implica proprio una maggiore attenzione a come la tecnologia possa garantire la continuità delle infrastrutture cruciali per le comunità, e la capacità di riprendersi e continuare a funzionare anche durante una catastrofe.

L’Italia ospite al Pavillion Italia. TILT ricerca partner finanziari

Per il secondo anno consecutivo il padiglione Eureka Park ospiterà anche un Pavillion Italia, in cui esporranno una trentina di startup rappresentative dell’innovazione nazionale. Il padiglione è destinato a ricevere la delegazione coordinata nuovamente da TILT, il digital hub nato dalla collaborazione pubblico-privata fra Teorema Engineering e AREA Science Park di Trieste. La selezione delle startup italiane “si avvia alla conclusione – commenta Michele Balbi, presidente di Teorema – mentre al contempo ferve la ricerca di partner finanziari che ambiscano supportare l’espansione della qualità italiana verso i mercati internazionali”.

Scuola: ragionieri i più richiesti dalle imprese milanesi

Sono oltre 31 mila i posti offerti dalle imprese lombarde per chi è uscito dalle scuole superiori o professionali. Nel solo mese di settembre 26 mila posti sono ricercati a Milano, 4.000 a Monza Brianza, e 750 a Lodi. E fra questi è ancora il ragioniere con indirizzo amministrazione, finanza e marketing, il diplomato più richiesto dalle imprese milanesi: quasi 4.000 a Milano (8,7%), circa 700 posizioni richieste a Monza Brianza (10,4%), e a Lodi 80 (6,7%).

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Sistema Informativo Excelsior per il mese di settembre, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL.

Diplomati in informatica e Tlc: le imprese di Milano faticano a trovarli

Se a Milano poi quasi 3.000 posti di lavoro sono destinati a chi ha scelto l’indirizzo professionale in ristorazione (2.720 entrate previste in un mese) tra i neodiplomati usciti dalla scuola secondaria le imprese faticano a trovare soprattutto diplomati in informatica e telecomunicazioni, con il 42,6% di difficile reperimento.

A Monza, invece, non si trovano diplomati nel settore moda (53,4%), e a Lodi nel turismo (58,5%).

Per chi esce dalla scuola superiore del capoluogo, oltre all’indirizzo in amministrazione, finanza e marketing, i diplomi più ricercati sono poi quelli a indirizzo meccanico, meccatronico, energetico (910), elettronico (830), e il settore turismo, enogastronomia e ospitalità (660). Nella scuola professionale, oltre all’indirizzo in ristorazione, va forte quello nei servizi di vendita (1.220).

Un business da 4,5 miliardi

Secondo dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, su fonte registro imprese al secondo trimestre 2018, in Lombardia il business della scuola vale 4,5 miliardi, con 6.500 imprese attive e 36 mila addetti. Si tratta di un settore abbastanza stabile in cui crescono soprattutto i corsi extra (tra corsi sportivi e ricreativi e di lingue). Prima è Milano, con 2.900 imprese e oltre 18 mila addetti, poi Brescia (650 imprese e 4 mila addetti), Bergamo (539 imprese e 2.800 addetti), Varese e Monza (circa 500 imprese e 2.500 addetti ciascuna), Como e Pavia (circa 300 imprese l’una, e rispettivamente 1.600 e 900 addetti).

I settori più coinvolti a Milano? Meccanica, turismo, informatica e licei, a Monza meccanica, elettronica, turismo, benessere e legno. E a Lodi, turismo, elettronica, benessere, edilizia

“Uno strumento di orientamento che connette domanda e offerta”

“La Camera di commercio realizza un monitoraggio costante e aggiornato sui titoli di studio più richiesti dalle imprese – spiega Massimo Ferlini, presidente di Formaper, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – uno strumento di orientamento utile per connettere la domanda e l’offerta di lavoro”.

Molte richieste, infatti, circa una su dieci a Milano, riguardano profili di difficile reperimento “E la Camera di commercio, in collaborazione con la sua azienda speciale Formaper –  continua Ferlini – promuove l’attivazione di percorsi di alternanza scuola lavoro, affinché scuole e imprese progettino insieme percorsi didattici per formare i giovani alle figure professionali più richieste”.

Individuate nuove cyber minacce in false app bancarie

Erano nello store di Google Play le ultime app pericolose scoperte dagli esperti di cybercrime. I ricercatori di Eset hanno infatti individuato delle false app bancarie. Si tratta di applicazioni particolarmente insidiose: ingannano gli utenti chiedendo loro di aumentare il plafond della carta e per farlo richiedono i loro dati bancari e credenziali di accesso ai conti. Ma, è questo è ancora peggio, i dati rubati sono stati diffusi on line un chiaro attraverso un server esposto.

Quali sono le app malevole

“Le tre app legittime interessate, iMobile by ICICI Bank, RBL MoBANK, HDFC Bank MobileBanking (New)”, si legge in una nota ripresa da Askanews, “sono state caricate su Google Play tra giugno e luglio 2018 e, a seguito della segnalazione di Eset, sono state immediatamente rimosse dallo store ufficiale di Google; purtroppo però centinaia di vittime erano già state infettate”. Le app compromesse, rilevate come Android / Spy.Banker.AHR, prosegue la società di sicurezza informatica, sono state caricate sfruttando tre diversi nomi di sviluppatori e ognuna di esse tentava di spacciarsi per una differente banca; tutte e tre le app possono essere comunque ricondotte a un unico cyber criminale.

Tre app, una sola procedura

I ricercatori spiegano poi che le tre app seguono tutte la stessa  procedura: “al momento dell’esecuzione viene visualizzato un primo modulo che richiede i dati della carta di credito ed un secondo form che richiede le credenziali di accesso personali all’Internet banking”. Ci sono però delle evidenze che potrebbero mettere in allarme le potenziali vittime: ad esempio, si nota che “anche se tutti i campi sono contrassegnati come “richiesti” (*), entrambi i moduli possono essere inviati vuoti senza restituire un messaggio di errore – un chiaro indicatore di qualcosa di sospetto. Facendo clic su entrambi i form, compilandoli o meno, gli utenti vengono indirizzati alla terza e ultima schermata, che ringrazia gli utenti per il loro interesse e li informa che un Responsabile del servizio clienti li contatterà a breve. Inutile dire che a questo punto nessuno contatterà le vittime e l’app non offrirà ulteriori funzionalità”.

Nel frattempo, concludono i ricercatori, “i dati inseriti nei moduli fasulli vengono inviati in chiaro al server del cyber criminale, che è accessibile a chiunque ne conosca l’indirizzo, senza richiedere alcuna autenticazione. Ciò aumenta esponenzialmente il possibile danno per le vittime, dal momento che i loro dati sensibili non sono solo a disposizione del criminale, ma sono potenzialmente disponibili per chiunque vi acceda”.

Cautela, parola d’ordine

“Queste scoperte evidenziano la necessità di porre estrema cautela quando si scaricano app legate alle proprie finanze – che si tratti di denaro nel senso tradizionale del termine, o di criptovalute” concludono gli esperti.