Individuate nuove cyber minacce in false app bancarie

Erano nello store di Google Play le ultime app pericolose scoperte dagli esperti di cybercrime. I ricercatori di Eset hanno infatti individuato delle false app bancarie. Si tratta di applicazioni particolarmente insidiose: ingannano gli utenti chiedendo loro di aumentare il plafond della carta e per farlo richiedono i loro dati bancari e credenziali di accesso ai conti. Ma, è questo è ancora peggio, i dati rubati sono stati diffusi on line un chiaro attraverso un server esposto.

Quali sono le app malevole

“Le tre app legittime interessate, iMobile by ICICI Bank, RBL MoBANK, HDFC Bank MobileBanking (New)”, si legge in una nota ripresa da Askanews, “sono state caricate su Google Play tra giugno e luglio 2018 e, a seguito della segnalazione di Eset, sono state immediatamente rimosse dallo store ufficiale di Google; purtroppo però centinaia di vittime erano già state infettate”. Le app compromesse, rilevate come Android / Spy.Banker.AHR, prosegue la società di sicurezza informatica, sono state caricate sfruttando tre diversi nomi di sviluppatori e ognuna di esse tentava di spacciarsi per una differente banca; tutte e tre le app possono essere comunque ricondotte a un unico cyber criminale.

Tre app, una sola procedura

I ricercatori spiegano poi che le tre app seguono tutte la stessa  procedura: “al momento dell’esecuzione viene visualizzato un primo modulo che richiede i dati della carta di credito ed un secondo form che richiede le credenziali di accesso personali all’Internet banking”. Ci sono però delle evidenze che potrebbero mettere in allarme le potenziali vittime: ad esempio, si nota che “anche se tutti i campi sono contrassegnati come “richiesti” (*), entrambi i moduli possono essere inviati vuoti senza restituire un messaggio di errore – un chiaro indicatore di qualcosa di sospetto. Facendo clic su entrambi i form, compilandoli o meno, gli utenti vengono indirizzati alla terza e ultima schermata, che ringrazia gli utenti per il loro interesse e li informa che un Responsabile del servizio clienti li contatterà a breve. Inutile dire che a questo punto nessuno contatterà le vittime e l’app non offrirà ulteriori funzionalità”.

Nel frattempo, concludono i ricercatori, “i dati inseriti nei moduli fasulli vengono inviati in chiaro al server del cyber criminale, che è accessibile a chiunque ne conosca l’indirizzo, senza richiedere alcuna autenticazione. Ciò aumenta esponenzialmente il possibile danno per le vittime, dal momento che i loro dati sensibili non sono solo a disposizione del criminale, ma sono potenzialmente disponibili per chiunque vi acceda”.

Cautela, parola d’ordine

“Queste scoperte evidenziano la necessità di porre estrema cautela quando si scaricano app legate alle proprie finanze – che si tratti di denaro nel senso tradizionale del termine, o di criptovalute” concludono gli esperti.

Auto italiane tradite, piace il Suv straniero

Meno competitiva e meno produttiva rispetto al mercato europeo ed asiatico: ecco il ritratto dell’Italia in fatto di auto. Seppur rimanendo il quarto mercato più grande dal punto di vista delle immatricolazioni, il Paese delle belle macchine ha perso buona parte del suo smalto. Ma perché? Secondo gli analisti, la responsabilità di questo “freno tirato” andrebbe in gran parte attribuita alla crisi economica.

Belpaese, vendite con il freno a mano tirato?

Mentre in Germania, Francia e Spagna gli stabilimenti muovono numeri da capogiro sia a livello nazionale sia estero, il nostro Paese è solo ottavo nella classifica delle vendite per origine, poiché al primo posto del prodotto venduto in Europa del 2017 c’è la Germania, con una quota di mercato del 26%.

Al secondo posto, riporta Askanews, la Spagna, con 2,07 milioni di autovetture immesse nel mercato ed al terzo la Francia. Un magro 3,3% del totale invece per l’Italia, secondo i dati di Jato Dynamics del 2017, con stime di vendita in Europa di sole 517.000 autovetture prodotte in casa. La proporzione è evidente: Germania batte Italia per 8 a 1.

L’aggressiva concorrenza che arriva dalle straniere

Non meno avvilente riconoscere un’Italia in coda anche rispetto a Paesi con mercato interno decisamente più piccolo rispetto a quello nostrano. Paragone inevitabile quello con la Repubblica Ceca: un marchio Skoda ai picchi massimi, un mercato interno inferiore di ben sette volte rispetto a quello italiano, ed una capacità di vendita 2,3 volte maggiore. Ma sono svariate le ombre di auto straniere che incombono sulle nazionali, fra cui le romene, cresciute l’anno scorso del 24% e con solamente 3mila unità in meno rispetto alle nostre.

Le criticità legate all’esportazione

Fuori dallo “stivale” le auto nostrane conquistano poco, con due su tre che rimangono nel Paese. E i motivi ci sono. Buona parte della produzione di auto è stata spostata in altri paesi come la Polonia. Esempio massimo ne è la Fiat 500 – la più venduta al mondo – fabbricata appunto all’est. Un altro fattore è la risposta poco efficace che le aziende automobilistiche italiane offrono ai consumatori europei.  Notoriamente amanti dei Suv, da noi li trovano solo in 4 modelli – Fiat 500X, Jeep Renegade, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Levante. Questione di abitudini, di gusti e di praticità. E di una certezza inossidabile: il cliente ha (quasi) sempre ragione: sarebbe allora il caso di non puntare tutto sulle auto premium ma investire maggiormente sulle reali esigenze di mercato

Il mare più bello d’Italia è ancora in Sardegna. Arriva la guida di Legambiente e TCI

A incoronare la Sardegna regina dell’estate è la guida annuale Il mare più bello d’Italia di Legambiente e Touring Club italiano. Che anche nel 2018 assegnano alla regione il riconoscimento più alto, le “cinque vele”, a cinque comprensori.

La nuova guida blu raccoglie 96 comprensori marini e 40 lacustri. E a ottenere le cinque vele quest’anno sono 17 comprensori marini, e sei lacustri, tutti in Trentino Alto Adige.

Sul podio Posada e il Parco di Tepilora, il litorale di Chia e la Maremma toscana

Le terre della Baronia di Posada e del Parco di Tepilora in provincia di Nuoro, il litorale di Chia nel Sud della Sardegna, la Maremma toscana con Castiglione della Pescaia come miglior comune: questo il podio del mare italiano 2018.

La classifica dei comprensori marini in cui sventolano le cinque vele prosegue al quarto posto con la Liguria e le sue Cinque Terre, guidate da Vernazza, Riomaggiore e Monterosso al Mare. In quinta posizione la costa del Parco Agrario degli Ulivi secolari in Puglia, coi comuni di Polignano a Mare e Ostuni. A seguire il Cilento Antico in Campania (Pollica-Acciaroli il comune in testa), la costa d’Argento e l’isola del Giglio in Toscana, il litorale di Baunei sulla costa orientale sarda, l’isola di Ustica in Sicilia, il litorale Nord Trapanese con al vertice il comune di San Vito Lo Capo.

Cinque vele a 4 comprensori in Sicilia, due in Puglia, Campania, Toscana, e uno in Liguria e Basilicata

Oltre ai cinque comprensori premiati in Sardegna, dei 17 con assegnate cinque vele, quattro brillano in Sicilia, due in Puglia, Campania, Toscana, e uno in Liguria e Basilicata.

Fuori dai primi dieci la Planargia, cioè il litorale del comune di Bosa (Oristano), l’Alto Salento Adriatico, la costa potentina di Maratea, l’isola di Salina nell’arcipelago siciliano delle Eolie, la costa della Gallura in provincia di Olbia-Tempio, la costa del Mito in Campania e Pantelleria (Sicilia).

Per quanto riguarda i laghi, dopo il podio del Trentino figurano il lago del Mis in Veneto, il lago dell’Accesa in Toscana e il lago di Avigliana Grande in Piemonte.

Non solo qualità delle acque, ma attenzione all’ambiente

Alla base della selezione della Guida non c’è però solo la qualità delle acque balneari, ma anche l’attenzione all’ambiente. A Posada (Sardegna), ad esempio, si va in spiaggia con mezzi elettrici, mentre a Castiglione della Pescaia (Toscana) gli stabilimenti balneari usano stoviglie biodegradabili.

Proprio per la lotta alla plastica è stato premiato il sindaco delle Isole Tremiti, Antonio Fentini, per la messa al bando delle stoviglie in plastica monouso in tutto l’arcipelago.

Le Pmi vanno a caccia di export manager. Ma non solo

Con la crisi economica alle spalle, le Pmi italiane devono attuare gli interventi necessari per competere a livello internazionale. Primo fra tutti, ricorrere a una figura manageriale in grado di fare fronte alle sfide del mercato globale. Ed è proprio l’export manager la figura professionale più ricercata dalle aziende. Lo ha scoperto una recente indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi) effettuata su un campione di 1.500 aziende. Lo studio ha infatti rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità, e che nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero.

Prima di guardare alle nuove tecnologie le Pmi italiane devono guardare al capitale umano

“Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi, per affrontare la concorrenza le Pmi italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato – spiega Carola Adami, Ceo e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati -. Non è certo un caso se, già durante lo scorso dicembre, i voucher per le piccole e medie imprese messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo Economico per l’assunzione temporanea di export manager siano andati a ruba nelle prime ore”.

Qual è il compito di un export manager?

“Questa figura ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda”, continua  Adami, poiché provvede a individuare i mercati esteri potenziali e a elaborare le strategie migliori selezionando le opportunità di business più promettenti.

Se quindi l’export manager è la figura manageriale più ricercata dalla Pmi non è certo l’unica. Altro dirigente molto ambito dal 23% dalle aziende è l’innovation manager, professionista chiave nel contesto del Piano nazionale Industria 4.0, che ha il compito di individuare le principali aree di intervento all’interno delle imprese per quanto riguarda le possibilità di innovazione.

Temporary manager, manager di rete e professional

L’indagine Confapi individua poi altre tre figure manageriali di spicco per quanto riguarda la ricerca di personale qualificato. Il 22% delle aziende ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, che affianca temporaneamente le imprese per rendere più efficienti i processi di riorganizzazione e ridefinizione delle strategie durante il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

L’obiettivo dichiarato dal 15% delle aziende è invece la ricerca di un manager di rete, e del professional, una figura professionale che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare esigenze produttive e organizzative peculiari in caso di trasformazioni interne, come l’arrivo di nuove strumentazioni o i processi di internazionalizzazione.

Preservare il patrimonio aziendale con il controllo degli accessi

Ogni ufficio, azienda o impresa grande o piccola che sia, probabilmente custodisce all’interno dei locali nei quali si svolgono le attività di lavoro dei macchinari e attrezzature indispensabili per la produzione. Sia che si tratti di dispositivi tecnologici, che di macchinari da lavoro veri e propri, queste attrezzature costano anche decine di migliaia di euro e vanno preservate per garantire la continuità lavorativa nonché l’integrità del patrimonio aziendale. Oggi non è purtroppo raro che si verifichino intrusioni dall’esterno, anche diurne, di malintenzionati che accedono ai locali con lo scopo di sottrarre o danneggiare le attrezzature indispensabili per il lavoro. Per questo motivo diventa importante vietare ai non autorizzati l’accesso alle aree nelle quali viene svolta l’attività lavorativa ed in particolar modo quelle in cui sono presenti attrezzature e macchinari. Effettuare questo tipo di “filtro” agli ingressi diventa particolarmente complicato, soprattutto in realtà aziendali di un certo tipo nelle quali fanno accesso quotidianamente centinaia di persone tra dipendenti e clienti.

A questo proposito diventano indispensabili i dispositivi per il controllo accessi proposti da Cotini srl, azienda che da sempre si contraddistingue nel settore per l’efficacia e l’alta tecnologia delle sue soluzioni. I lettori apriporta di ultima generazione sviluppati da questa importante azienda della provincia di Milano infatti, consentono l’apertura delle porte o tornelli soltanto a coloro i quali sono autorizzati all’accesso e sono dunque in possesso di badge, ad esempio, o si fanno riconoscere attraverso l’impronta digitale o la biometria del viso. È possibile autorizzare chi si vuole ad accedere ad una determinata aerea ma non ad un’altra, ad esempio, così come si può limitare l’accesso in base ai giorni della settimana o alla fascia oraria, semplicemente inserendo queste istruzioni all’interno della centralina che regola l’apertura delle porte e dei tornelli. Impiegare questi sistemi avanzati tecnologicamente significa avere la certezza di riuscire a preservare le attrezzature ed i macchinari da lavoro impedendo ai non autorizzati di avervi accesso.

Dal 10 luglio 2018 arrivano gli sconti obbligatori per le Rc auto

Arrivano gli sconti obbligatori per le assicurazioni delle automobili: dal 10 luglio scatteranno infatti gli sconti obbligatori sulle polizze di responsabilità civile auto italiane, ma a determinate condizioni. La novità è stata introdotta dal Regolamento Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) del 27 marzo 2018, ed entrerà in vigore il novantesimo giorno dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 10 aprile. Il provvedimento, quindi, entrerà in vigore fra meno di tre mesi.

Gli automobilisti virtuosi che hanno installato la scatola nera o l’alcolock pagheranno di meno

Di cosa si tratta? In pratica, l’Rc auto costerà meno per gli automobilisti virtuosi, ma a patto che abbiano installato sul proprio veicolo la scatola nera o l’alcolock, il dispositivo in grado di stimare il tasso alcolemico del guidatore. Un’altra condizione per ottenere lo sconto è che gli automobilisti consentano l’ispezione del mezzo.

La nuova norma, riferisce Adnkronos, mira a garantire agli assicurati il riconoscimento di sconti sul premio in ragione della riduzione del rischio a carico dell’impresa, nonché la progressiva riduzione delle differenze dei premi Rc auto nei confronti degli assicurati virtuosi residenti nelle province a maggiore tasso di sinistrosità, e con premio medio più elevato.

Sono previste due tipologie di sconto

In dettaglio, si legge nella Relazione al Regolamento, la nuova norma prevede due tipologie di sconto obbligatorio. Il primo, su proposta dell’impresa e previa accettazione degli assicurati, prevede lo sconto se ricorre almeno una delle tre seguenti condizioni: ispezione preventiva del veicolo a spese dell’assicuratore, oppure installazione, o presenza sul veicolo, di meccanismi elettronici che ne registrino l’attività. L’automobile deve avere quindi a bordo la scatola nera, o equivalenti, oppure il cosiddetto alcolock. il meccanismo elettronico che impedisce l’avvio del motore in caso di tasso alcolemico del guidatore superiore ai limiti di legge.

Sconti per chi risiede nelle province a maggiore tasso di sinistrosità 

Il secondo tipo di sconto è “aggiuntivo”, ed è applicabile ai soggetti che negli ultimi quattro anni non abbiano provocato sinistri con responsabilità esclusiva o principale, oppure paritaria. Purché però abbiano installato, o installino, i suddetti meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo, quali appunto la scatola nera o equivalenti, e risiedano nelle province individuate dall’Ivass a maggiore tasso di sinistrosità, e con premio medio più elevato.

Password facile o password difficile per difendere l’account?

Alzi la mano chi non è mai incappato nel “disastro” di non riuscire a effettuare l’accesso a un portale, un sito o un servizio on line per avere dimenticato la password? Una ricerca di Kaspersky Lab fa emergere il dilemma di tutti gli internauti: scegliere una password facile o una più difficile per difendere il proprio account da possibili intrusioni? A prescindere dalle restrizioni indicate dai siti, che spesso al momento della registrazione obbligano a sceglierne una più sicura, e quindi difficile, magari chiedendo di inserire caratteri maiuscoli o alfanumerici, a volte per tenere fuori i malintenzionati dal proprio profilo si rischia di diventare i primi a esserne esclusi.

Usare parole chiave più complesse per i conti bancari online

Secondo la ricerca di Kaspersky Lab il 63% degli intervistati ha risposto che sceglie una password più difficile per i conti bancari online, il 42% per le applicazioni di pagamento tra cui e-wallet mentre il 41% per gli acquisti online.

Tuttavia, non è semplice ricordare password complicate e, soprattutto, diverse per ogni account al quale si è registrati. Tanto che due utenti su cinque (38%) non riescono a ripristinare rapidamente le password dei propri account dopo averle perse.

Il 17% degli intervistati ha dovuto fronteggiare una violazione

Quando si tratta di archiviare le password, la metà degli intervistati (51%) dichiara di memorizzare le “chiavi di accesso” in modo poco sicuro, come scrivere su un blocco note (23%). Inoltre, il 10% usa una sola password per tutti gli account, tanto che negli ultimi 12 mesi il 17% degli intervistati ha dovuto fronteggiare una violazione, o un tentativo di violazione, dell’account stesso. Soprattutto quello di posta elettronica, il più preso di mira dagli hacker (41%), seguito dal profilo social (37%), quello del conto bancario online (18%), degli acquisti (18%).

La soluzione è mettere la password in “cassaforte”

Per fortuna esiste una terza opzione di scelta. Fra una password facile da ricordare, ma anche da hakerare, o una difficile, ma meno memorizzabile, è possibile utilizzare una soluzione di gestione delle password. Come Kaspersky Password Manager, la soluzione che memorizza tutte le password dell’utente in una “cassaforte” sicura. Sarà necessario ricordare solo una password principale, e tramite l’account gratuito My Kaspersky, gli utenti potranno accedere alle proprie password da diversi dispositivi, in qualsiasi momento o luogo. La funzione automatica del generatore di password aiuta anche a creare password sicure, eliminando il problema per gli utenti, ma rendendo le cose assai più complicate ai criminali informatici.

Facebook sperimenta l’opzione non mi piace, ma solo sulle pagine pubbliche

Da tempo gli utenti chiedono a Facebook di inserire il tasto “non mi piace”, o dislike, e il social network di Mark Zuckerberg ora pare lo stia testando. Secondo il sito Daily Beast, l’opzione downvote, così viene anche chiamata, è infatti comparsa come test sulle bacheche di alcuni utenti. Un portavoce di Facebook però ha negato alla testata che si tratti esattamente del tasto “non mi piace”.

“Stiamo sperimentando su un piccolo gruppo di utenti Usa una funzione che possa permettere alle persone di darci riscontri ai commenti delle pagine pubbliche”, ha dichiarato il portavoce della piattaforma. Quindi, per ora, non c’è niente di ufficiale, e in ogni caso sarebbe in funzione solo sulle pagine pubbliche del social, e non sui profili privati degli utenti.

Poter motivare la valutazione al ribasso

La nuova opzione sembra poter dare agli utenti la possibilità di valutare al ribasso alcuni contenuti non apprezzati, come commenti degli utenti, immagini o notizie. Se si clicca sul tasto compaiono infatti una serie di possibilità di motivazione, come ‘offensivo’, ‘ingannevole’, o ‘fuori tema’, che darebbero la possibilità di esprimersi su un contenuto opinabile, irrilevante, sgradito, oppure su una fake news. Questo, almeno, l’obiettivo della nuova opzione.

Dal semplice like alle reazioni

Il tasto “mi piace”, quello col famoso pollice blu rivolto all’insù, è stato lanciato da Facebook nel febbraio del 2009. E questa sarebbe la prima volta che il social network testa una funzione simile al tasto “non mi piace”. Ma una novità intermedia già è comparsa nel 2016, quando il social ha aggiornato la possibilità di valutare un contenuto con le Reactions, una serie di immagini grafiche ed espressive che hanno l’aspetto di emoji, di faccine, e che quindi vanno oltre il classico like. Si tratta di cinque reazioni emotive da poter scegliere per dare più espressività al semplice pollice di consenso: Love (il cuore), Haha (la faccina che ride), Wow (la faccina stupita), Sad (la faccina con lacrima), e Angry (la faccina infuriata).

I dubbi di Facebook a inserire il tasto dislike

Proprio in occasione del lancio delle Reactions, riporta una notizia Ansa, Facebook spiegò a Bloomberg che non era intenzionato a inserire il tasto con il pollice all’ingiù per non diffondere negatività sulla piattaforma. Ma qualcun altro l’ha già fatto al posto suo. L’opzione dislike infatti è già presente sulla piattaforma Reddit, un incrocio tra blog e social network, molto popolare negli Usa. Ma anche su YouTube, la celebre piattaforma di condivisione di video, film e video musicali.

Installare un asciugamani elettrico: è rispetto per l’ambiente.

Oggi vogliamo parlarvi di Mediclinics, azienda leader nel commercio di asciugamani elettrici ed altri accessori per il bagno pubblico, quali asciugacapelli, dispenser di sapone e hotellerie. Sulla qualità e serietà dell’azienda non c’è molto da aggiungere rispetto al fatto che tra i loro principali clienti ci sono i top brand nel mondo dei fast food, molti aeroporti internazionali, università ed aziende di livello mondiale. In merito al loro catalogo prodotti, si potrebbe ricordare come siano stati tra i primi a produrre asciugamani elettrici e a commercializzare, qualche anno fa, gli ultimi modelli a lama d’aria con asciugatura ultra rapida.

Vogliamo però focalizzare l’attenzione, grazie anche al contributo fornitoci dall’azienda, su un aspetto che molte volte viene trascurato non solo dai proprietari degli esercizi pubblici in questione, ma anche da chi propone loro le migliori soluzioni per il bagno (rivenditori, idraulici o imprese di costruzione/ristrutturazione): l’ambiente. Tra i vari motivi per i quali ristoratori, proprietari di hotel o di palestre e imprenditori sostituiscono i “vecchi” dispenser di salviette di carta per passare ai più moderni asciugamani elettrici, solitamente figurano il risparmio economico nel tempo, la necessità di eliminare cestini e disordine dai bagni e la possibilità di evitare l’approvvigionamento continuo di carta. Quasi mai la leva è la salvaguardia dell’ambiente.

Ricordiamoci che produrre carta significa distruggere le foreste del nostro pianeta: in quasi tutti gli ambiti sociali, si sta cercando progressivamente di ridurre o abbandonare del tutto l’utilizzo di carta, pensiamo ai computer, al digitale ed all’archiviazione documentale. Ma perché allora non estendere anche all’asciugatura delle mani questo importante passo tecnologico?

Valutate anche questo, sarà un ulteriore motivo aggiuntivo che potrà spingervi verso la sostituzione dell’obsoleto dispender di salviette o, peggio, rotolone di carta (che, oltretutto, è davvero poco igienico). Aziende come Mediclinics possono trovare la soluzione migliore per il vostro ambiente, di qualsiasi tipologia, accompagnandovi verso l’ottimizzazione di costi, igiene, ordine e… coscienza ambientale.

Facebook, parte la battaglia alle fake news

Facebook punta alla “qualità”, sia del tempo speso sulla piattaforma sia delle notizie che appaiono. L’obiettivo del 2018, per il colosso dei social network, è infatti “Assicurarci che il tempo che passiamo tutti su Facebook sia tempo ben speso”, come dice lo stesso Mark Zuckerberg in un lungo post. Nello stesso messaggio, il numero uno di FB annuncia anche l’intenzione di valutare l’affidabilità delle notizie. “Per assicurarci che le news siano di qualità – scrive il fondatore di Facebook – ho chiesto ai nostri product team di essere sicuri che il gruppo dia priorità a notizie affidabili, capaci di informare e locali”.

Obiettivo qualità

“C’è troppo sensazionalismo, disinformazione e polarizzazione nel mondo di oggi e i social media consentono alle persone di diffondere informazioni più velocemente di quanto non sia mai accaduto e, se non affronteremo in modo specifico questo problema, allora finiremo per amplificarlo. Ecco perché è importante che il News Feed promuova notizie di alta qualità” scrive ancora Zuckerberg.

L’affidabilità delle fonti affidata alla community

“Abbiamo deciso che il fatto che la comunità determini quali fonti siano ampiamente affidabili offra una maggiore obiettività” si legge nel post del papà di Facebook. “La mia speranza è che questo aggiornamento sull’attendibilità delle notizie e l’aggiornamento della scorsa settimana sulle interazioni significative contribuirà a rendere il tempo su Facebook ben speso”.

Le fake si combattono anche rompendo il circuito economico

Agli annunci di Zuckerberg ha fatto eco anche la dichiarazione di Sheryl Sandberg, numero due di Facebook. In una conferenza a Bruxelles sul rapporto tra i social network e la diffusione di notizie false, Sandberg ha detto che per contrastare il fenomeno occorre “rompere il circuito economico” che genera. “Spesso la vera motivazione delle fake news non è politica ma economica: le persone scrivono questi titoli per ottenere click e fare soldi”, ha spiegato il direttore operativo, sottolineando gli sforzi del colosso di Menlo Park per “impedire a chi genera fake news di far parte delle nostre reti pubblicitarie, togliendo loro gli incentivi finanziari”. Ecco perché “Stiamo investendo in intelligenza artificiale e creando nuovi standard di trasparenza, cerchiamo di rimuovere gli account falsi; non riusciremo mai a fermare le fake news completamente, ma possiamo migliorarci a livello preventivo”. Anche il cambiamento dell’algoritmo relativo alla visualizzazione dei post sulla propria bacheca va in questa direzione: “Dando la priorità alle interazioni che provengono da famigliari e amici, prevediamo che il tempo passato dagli utenti su Facebook diminuirà, ma potremo offrire loro una qualità migliore di questo tempo e dei nostri servizi” ha concluso Sheryl Sandberg.